Giovedì, 08 Marzo 2018 09:47

Un cimitero senza croci e nomi nel violento cuore del Gargano

Senza lapidi, senza croci ma, nemmeno, senza un nome. E’ il cimitero delle grave del Gargano, le profonde cavità del terreno carsico del promontorio utilizzate da secoli dai garganici come contenitori di rifiuti e di carcasse di animali e, da almeno una trentina di anni, utilizzate anche come cimitero delle vittime della lupara bianca, l’antico rituale utilizzato dalla mafia per eliminare i rivali scomodi. Uomini, ragazzi, uccisi e poi gettati in una delle tante fenditure del Gargano affinché quei nomi, quei volti siano inghiottiti dalla terra e siano dimenticati. Per sempre. Ma non per le madri, le mogli di quelle vittime che - anche dopo trent’anni - invocano, non solo giustizia, ma anche una lapide su cui piangere. Ma la mafia del Gargano non solo uccide platealmente sparando un colpo di lupara in pieno volto perché i familiari non possano vedere, per l’ultima volta, il proprio congiunto. La guerra di mafia sul Gargano, nota come faida, nata per questioni di abigeato e poi trasformatasi, nel corso dei decenni, in una guerra per il controllo dei traffici illeciti e del territorio, a volte è anche più terribile e angosciante. Uccide e spesso nasconde le sue vittime. Sono quasi una quarantina le persone scomparse dagli inizi degli anni Ottanta ad oggi. A volte alcuni di quei corpo, di quei resti affiorano. Come accaduto nel 2009 quando dalla grava di Zazzano, tra le campagne di San Marco in Lamis, dagli 80 metri di profondità della cavità emersero i resti di quattro persone. Alcuni speleologi si erano calati nella grotta per pulirla quando, tra carcasse di auto e di animali, furono trovati anche i resti di Michele e Matteo Russo, padre e figlio, di Apricena spariti dalla loro masseria il 2 novembre del 2001 e di Giuseppe Ventrella, un commerciante apricenese scomparso a 44 anni il 31 gennaio del 1991. A nulla servirono gli esami del dna per identificare la quarta vittima, rimasta ancora senza un nome. Ancora senza una lapide. E’ il cimitero della mafia sta consegnando ancora altri morti: nei giorni scorsi nelle campagne tra Vieste e Mattinata i carabinieri in due differenti grave hanno trovato altre ossa umane. Ed ecco allora scorrere il lungo elenco degli scomparsi di Vieste negli ultimi dieci, venti anni. Ci vorrà ancora tempo per dare un nome a quei resti. Ci vorrà ancora tempo per dare una lapide, una croce a quelle ossa.

Luca Pernice

 

 

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