Giovedì, 07 Dicembre 2017 09:25

Scuola/ Consulta: concorsi per insegnanti aperti anche ai docenti di ruolo. Bocciata la norma della “Buona scuola” che ne sanciva l’esclusione. Chi è a tempo indeterminato può migliorare la propria posizione.

Anche i prof di ruolo possono partecipare ai concorsi per docenti. Lo ha deciso la Corte costituzionale che, con una sentenza pubblicata ieri (la n. 251, relatore Giuliano Amato), ha dichiarato illegittima una norma della legge di riforma della scuola, la «Buona scuola», nella parte in cui vengono esclusi dalla partecipazione ai concorsi pubblici per il reclutamento del personale docente gli insegnanti già as­sunti con contratto a tempo indeterminato nelle scuole statali e che tentano la carta del nuovo concorso per migliorare la pro­pria posizione. La pronuncia, sottolinea la Corte, è de­stinata ad applicarsi anche ai prossimi concorsi di reclutamento dei docenti. La questione era stata sollevata dal Tar del Lazio, cui si erano rivolti due prof di ruolo esclusi dalla partecipazione ad un concorso in quanto già assunti con con­tratto a tempo indeterminato. Tutto ciò, appunto, in virtù della norma «incrimi­nata»: l’articolo 1, comma 110, della legge di riforma della scuola 13 luglio 2015, n. 107. Una norma, rileva la Corte, che si fonda su due circostanze: la durata del contratto (a tempo determinato o a tempo inde­terminato) e la natura del datore di lavoro (scuola pubblica o scuola paritaria). «Tut­tavia, nessuno di tali criteri - si legge nella sentenza - appare funzionale all’individua­zione della platea degli ammessi a par­tecipare alle procedure concorsuali, le quali dovrebbero viceversa essere impo­state su criteri meritocratici, volti a se­lezionare le migliori professionalità». Inoltre, «la ratio dell’esclusione in esame non può essere ravvisata nella finalità di assorbimento del precariato». Secondo la Corte costituzionale, infatti, «se è pur vero che non sono equiparabili, ai fini dell’in­teresse alla partecipazione al concorso, le posizioni dei docenti precari della scuola statale, i quali puntano a ottenere un posto di lavoro, rispetto a quella dei docenti assunti a tempo indeterminato, i quali ambiscono, invece, al miglioramento della propria posizione professionale, tuttavia tale considerazione non rileva nel caso in esame». E questo perché «l’obiettivo del tempestivo assorbimento del precariato è adeguatamente perseguito dal piano straordinario di assunzioni» previsto dalla stessa legge, che esclude appunto il per­sonale già assunto a tempo indeterminato, mentre la norma impugnata ha a che fare con il sistema di reclutamento «a regime», quindi superata l’emergenza. La norma impugnata è dunque costi­tuzionalmente illegittima perché «restrin­ge irragionevolmente la platea dei par­tecipanti al pubblico concorso», posto che «il merito costituisce il criterio ispiratore della disciplina del reclutamento del per­sonale docente».

 

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