Giovedì, 11 Ottobre 2018 09:21

UE/ Tentativo di messa in discussione del Panel Test per l’olio. Dura reazione del presidente Unaprol, Granieri che critica Assitol per la mancata difesa di una classificazione che evidenzia la superiorità del prodotto italiano

Si è riunito lunedì e marte­dì scorsi, a Bruxelles, presso la sodo della Commissione euro­pea un gruppo di lavoro forma­to da esperti del settore olivico­lo. All’incontro hanno partecipa­to i rappresentati del mondo agri­colo, industriale e dei consumato­ri dei Paesi della Ue maggiormen­te produttori di olio d’oliva. Il tema al centro della discussione è sta­to il Panel Test, ossia lo strumen­to utilizzato per la classificazione dell’olio d’oliva sulla base di una rigida procedura scientifica che, attraverso il lavoro di assaggiatore specializzati, permette di valu­tare le caratteristiche organolettiche dell’olio d’oliva che, sommate ai parametri chimico-fisici, diven­tano parte sostanziale per la clas­sificazione legale degli oli ottenu­ti dalle olive unicamente attraver­so un procedimento di estrazio­ne meccanica di lavorazione del­le stesse. L’Unaprol (Unione na­zionale dei produttori olio) con un recente comunicato ha reso noto che, durante il predetto incontro, il Presidente del gruppo ha accon­sentito, su richiesta dei rappre­sentanti degli industriali del confezionamento e commercio ole­ario, a far inserire all’ordine del giorno il parere di un tecnico sen­za alcuna comunicazione preven­tiva e, quindi, senza dare la pos­sibilità di conoscere in anticipo il tema alle controparti, in partico­lare a quelle che rappresentavano gli interessi del comparto produt­tivo agricolo, per replicare in ma­niera appropriata a quanto espo­sto con detto parere. L’esperto ammesso a relazionare ha attac­cato duramente il metodo del Pa­nel Test, sollevando critiche sulla sua scientificità, fino ad arrivare a chiedere l’eliminazione delle san­zioni previste dalle vigenti norma­tive nazionali e comunitarie, per chi non rispetta i parametri stabi­liti dalla “prova regina”, quella or­ganolettica, nella classificazione legale degli oli d’oliva in commer­cio sul mercato interno della Ue e su quello internazionale, da parte dei Paesi comunitari produttori di olio d’oliva ed esportatori di det­to prodotto. Infatti, la valutazio­ne integrativa del Panel Test è un elemento fondamentale per l’in­dividuazione e la conseguente in­dividuazione in etichetta degli oli d’oliva commestibili di qualità, in particolare per l’extravergine, che non può essere classificato tale solo sulla base di parametri chimi­co-fisici, ma necessita anche di as­senza di difetti di natura organolettica per essere inserito a pieno titolo nella categoria “top” dell’o­lio, ossia l’extravergine di oliva. A questo di deve aggiungere che è proprio l’analisi olfattiva del pro­dotto quella che spesso è in gra­do di distinguere non solo la varie­tà di olive da cui è stato estratto l’olio oggetto di assaggio, ma anche la provenienza territoriale di questo. Infatti, non a caso il pre­sidente di Unaprol, David Granieri, commentando quanto accadu­to nella riunione tecnica di Bru­xelles di cui abbiamo dato noti­zia in apertura del presente servi­zio, ha affermato: “Purtroppo, an­cora una volta, registriamo un du­rissimo attacco al Panel Test, im­prescindibile pilastro per tutelare la qualità del settore olivicolo, ga­rantire la trasparenza e difende­re produttori e consumatori dal­le frodi e dalle contraffazioni”. E, continuando, Granieri ha ribadi­to: “E’ inaccettabile ciò che è ac­caduto sia per il metodo adottato,

sia per le tesi esposte”, spiegando che “la scientificità del Panel Test, che si basa su procedure e calco­li matematici ripetibili e non con­dizionabili, è stata comprovata e si basa su un rigido regolamento stilato dall’Ue e dal Coi (Comitato oleico internazionale)”. Per cui, ha sottolineato il presidente di Una­prol: “E’ necessario che l’Italia, il Paese della biodiversità in olivo, con oltre 530 cultivar e il prima­to europeo per oh extra vergine di oliva Dop e Igp, si ponga come baluardo a difesa del Panel Test”, concludendo con la polemica che è “sconcertante la posizione di Assitol (ndr- Associazione italiana dell’industria olearia) schierata

al fianco delle multinazionali che calpestano la dignità dei produt­tori italiani”. Quindi, ancora una volta nella filiera nazionale dell’o­lio d’oliva assistiamo al sorgere di un’accesa e netta contrapposizio­ne tra la parte rappresentativa del mondo produttivo e quella del set­tore commerciale, che si sono divi­se in sede europea a tutela di inte­ressi particolari, non tenendo in­vece affatto conto, forse, di quello più generale che dovrebbe riguar­dare l’Italia, ritenuta da sempre la prima nazione al mondo, un tempo anche per quantità ed ora soltan­to per qualità, per la produzione di olio extra vergine di oliva. Però, come è ormai noto, le divisioni in questo comparto non sono soltan­to tra le diverse parti rappresen­tative della filiera produttiva e di­stributiva dell’olio, ma i distinguo esistono ancora financo tra “sog­getti” rappresentativi di medesi­me parte della filiera olivicola ed olearia. E questo perché la posta “in gioco” spesso è la spartizione della sostanziosa “torta” dei con­tributi assistenziali della UE al mondo agricolo. Una sorta, questi ultimi, di aiuto ai produttori olivi­coli ed ai relativi soggetti che si er­gono a tutela di essi che alla fine, però, finiscono per essere un disincentivo all’effettiva valorizza­zione ed espansione del compar­to in Italia. Dove, come è noto, la produzione olivicola ed olearia po­trebbe essere un vero fiore all’occhiello dell’economia nazionale. Invece, da tempo è forse solo la “cenerentola”.

Giuseppe Palella

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