Venerdì, 13 Gennaio 2017 19:55

Vico - La “Madonna del Suffragio” in restauro: è un’opera del Tomajoli?

Nei vagabondaggi garganici, Vico è una sosta sempre piacevole. Seguendo curiosità culturali, spesso ci si imbatte in ri-scoperte di luoghi e arredi di stimolante interesse: tra questi è la chiesa del Purgatorio. Nel suo interno, oltre ad altri manufatti di pregio, è appeso un dipinto, straordinario, obbligando da quasi tre secoli i più sensibili all’ammirazione.

Ci si trova a quattro metri dal cuore di un’opera offesa dal tempo e dall’incuria – l’accoppiata indispensabile per i riscatti culturali. Anche se adulterata, un brano di luce artistica sorprende e disorienta i nostri occhi sempre meno abituati alla maestria; cerchiamo di curare la miopia tramite le lenti dello storicismo, una protesi. Inaspettata e dispersa sul nostro promontorio, oggi lo splendore della tela è un grumo di terre e ocre bruciate; la colata rugginosa delle vernici ha inoltre determinato lo spegnimento dei toni freddi, completamente coperti dalla coltre delle resine ossidate. I blu e i verdi sfavillano sotto il manto delle mestiche untuose. È certo.

Camera Cromatica azzarda. Le piace rischiare soprattutto tra le meraviglie rese anonime dalla distanza dei secoli: la Madonna del Suffragio, emblemata dedicatoria della chiesa vichese, potrebbe essere un’opera di Joseph Tomajoli.

Chi è costui?

È un pittore nato a Vieste il 4 Giugno del 1697. Né il luogo né lo spazio ci permettono un’analisi dettagliata del suo percorso artistico e delle sue scelte stilistiche. Solamente rapidi accenni.

Personalità inquieta e originale, in una Napoli legiferatrice d’arte, frequenta i più prestigiosi maestri della capitale: dal singolare Giacomo del Po, con il suo classicismo “frondista”, a quello più sicuro e concreto della “variata maniera” di Francesco Solimena. Ma è proprio dall’Abate Ciccio che Giuseppe Tomajoli acquieta e definisce la sua sete di apprendimento. Nella riproposizione dei modelli del collaudato classicismo del grande maestro si assicura, inoltre, una vasta committenza nelle province del regno. E se gran mastro d’arte fu il Solimena, fu anche ispiratore di uno squadrone di garbatissimi e monotoni imitatori, sciame e delizia delle province.

Nel 1771 viene nominato Maestro della Real Accademia di Disegno diretta da Giuseppe Bonito.

In una lettera datata 9 Febbraio 1779, sempre l’amico Bonito scrive che il Tomajoli “è passato a miglior vita”.

Il Vanvitelli ci stupisce definendolo come uno dei “migliori pittori del regno”.

Riprendiamo l’oggetto dell’azzardo.

Nel volume di Michele Tortorella Gargano sconosciuto - il Purgatorio di Vico del Gargano, pubblicato nel 2009, il professore cita un documento del 1726, dove ci informa di una descrizione del dipinto di proprietà della casata marchesale degli Spinelli. In relazione alla data, e alla nostra avventatezza attributiva, dobbiamo presumere che si tratti di un’opera giovanile del pittore viestano, già dipendente del tutto dai modi solimeneschi, (minimi i residui di reminiscenze del Dal Po, personalità troppo originale e precorritrice). La tela anticiperebbe di un lustro la prima opera certa del Tomajoli: la Visitazione nella chiesa di San Giovanni Battista delle Monache a Napoli, firmata e datata nel 1730.

Esponiamo alcuni dettagli della sua plausibile paternità sull’opera vichese: l’imponenza del Gesù Bambino estrosamente piantato su capuzzelle d’angiulille piedistallo; la Vergine carraccesca vista da Dal Po adagiata come fulcro di equilibrio per il figlio Sovrano, posizionato come faro e richiamo delle anime purganti; un rarissimo San Michele di tergo, elegantissimo, colonnina portante del dinamismo compositivo e co-protagonista della ierofania d’influenza solimenesca. L’Arcangelo è Principe e Signore delle anime del Purgatorio, ancora immerse nelle braci ardenti, intercessore per la loro trasmigrazione nel regno dei cieli. Nel dipinto, infatti, è raffigurato mentre traghetta le anime purificate: accudite dalle schiere angeliche pregano nel paradiso la Madre e il Figlio del Padre. Rappresentazione teologica di tutto rispetto. Per la sua finezza di esegesi pittorica, le recenti analisi sull’intero corpus suppongono un Tomajoli abate.

Altri aspetti che contraddistinguono il nostro pittore vanno ricercati nella sua propensione a fisionomie di accentuata espressività, che lo rende facilmente riconoscibile nel folto vivaio solimenesco. Alcune posture e fortune anatomiche, i ritratti delle anime purganti e il catalogo angelico, richiamano modelli che ritroveremo nelle opere future, cartoni riproposti e reinseriti nelle variegate composizioni dettate dalla letteratura sacra.

Attualmente, la privazione più rilevante è il mancato godimento estetico della cromia originaria (ci riserviamo il piacere e il resto degli approfondimenti a restauro avvenuto).

Crocevia dell’anima mediterranea, tra “miseria e nobiltà”, Napoli e il suo regno si vedranno riconosciute postume come centro dell’ammodernamento europeo.

Nel terreno lavico dell’arte, gli innesti romani e bolognesi - con saldature veneziane - si concimeranno della luce dell’ultimo mare nostrum.

Così nel vicereame si definisce e si concluderà la più variegata, la più viva, la più autentica e completa classicità tra tutte quelle espresse nel continente. Epilogo di una civiltà pronta ad accogliere le inquietudini della modernità.

La Civiltà ci saluta anche – e soprattutto - dalla Napoli settecentesca.

Francesco Lorusso (ass. Camera Cromatica – Vieste)

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