Lunedì, 10 Settembre 2018 14:43

Vieste/ Mafia: 7 arresti affiliati clan Perna. Traffico di cocaina e marijuana e detenzione armi. (3)

La Polizia di Stato nella notte del 10 settembre a Vieste ha eseguito un’ordinanza applicativa di custodia cautelare in carcere, emessa su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, nei confronti di Claudio Iannoli, classe 79’, e Giovanni Iannoli, classe 86’, elementi di spicco al vertice dell’organizzazione criminale di stampo mafioso operante a Vieste, con al vertice Girolamo Perna, nonché nei confronti di Giovannantonio Cariglia, classe 96’, Stefan Cealicu, classe 65’, Raffaele Giorgio Prencipe, classe 84’, Carmine Romano, classe 70’, e Giuseppe Stramacchia, classe 86’, intranei alla stessa organizzazione.

Il provvedimento cautelare

Il provvedimento cautelare è stato emesso dal G.I.P. di Bari, dott. Giovanni Anglana e conferma in toto l’impostazione accusatoria. L’ordinanza è stata eseguita alle prime luci dell’alba odierna a Vieste da personale della Polizia di Stato del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile di Foggia, supportato dalla Squadra Mobile di Bari e dal Commissariato di Ps di Manfredonia e coadiuvati dai Reparti Prevenzione Crimine “Puglia Settentrionale”, “Puglia Meridionale” e “Abruzzo” e da personale del gabinetto provinciale di Polizia Scientifica della Questura di Foggia. Tale imponente dispositivo, con la supervisione dall’alto di un elicottero del IX Reparto Volo della Polizia di Stato, ha completamente cinturato l’area interessata dalle operazioni di Polizia, consentendo agli investigatori delle Squadre Mobili e dello S.C.O. di fare irruzione nelle abitazioni degli indagati, traendoli in arresto, dopo mirate perquisizioni locali e domiciliari.

L’indagine

L’attività di indagine è stata portata avanti dal Team di investigatori della Polizia di Stato denominato “Gruppo Gargano”, composto da personale del Servizio Centrale Operativo, delle Squadre Mobili di Foggia e Bari e del Commissariato di Ps di Manfredonia, fortemente voluto dal Questore di Foggia dr. Mario Della Cioppa e costituito lo scorso anno grazie al supporto del Servizio Centrale Operativo (S.C.O.) diretto dal dr. Alessandro Giuliano ed è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. E’ stata accertata l’esistenza di un’organizzazione criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti, che disponeva di numerose armi, articolazione del clan con ai vertici Girolamo Perna, in guerra a Vieste con l’opposta fazione riconducibile a Marco Raduano, che ha fatto registrare una lunga scia di sangue negli ultimi anni con numerosi omicidi e tentativi di omicidio di soggetti legati ad entrambe le consorterie criminali1.

 

L’omicidio di Gianbattista Notarangelo

Il punto di partenza dell’indagine è stato l’omicidio di Gianbattista Notarangelo avvenuto a Vieste il 06.04.18. Le indagini sull’omicidio hanno, per ora, consentito di accertare l’esistenza di un fiorente traffico di sostanze stupefacenti nella cittadina garganica, alimentato dall’enorme afflusso turistico. La guerra tra clan ruota naturalmente intorno al controllo egemonico dei traffici, anche con l’uso delle armi, con azioni violente e con metodi mafiosi, come riconosciuto dal Gip. Quella oggetto della operazione odierna trattava e smerciava consistenti quantitativi di differenti tipologie di sostanze stupefacenti dalla cui vendita, anche al dettaglio, incamerando profitti ed assicurando altresì il mantenimento economicoassistenziale del capo clan PERNA Girolamo, detenuto. Quest’ultimo era stato arrestato in data 03.05.18, nell’ambito di un’altra operazione del “Gruppo Gargano”, anche grazie al Piano straordinario di controllo del territorio in atto nelle 5 macroaree della provincia foggiana.

 

(1 Nella città di Vieste, infatti, dopo l’assassinio del capo clan Angelo Notarangelo si sono verificati numerosi omicidi e tentativi di omicidio nei confronti dei diversi esponenti delle attuali due consorterie che si contendono il territorio, ossia quella capeggiata da Girolamo Perna e quella capeggiata da Marco Raduano. Invero, la lunga escalation di fatti di sangue si compone di 6 omicidi, un caso di lupara bianca e 8 tentativi di omicidio, di cui due avevano come destinatario proprio Girolamo Perna, sempre miracolosamente scampato, ed uno RADUANO Marco).

In considerazione dello stato detentivo di Perna e della forte contrapposizione armata con il gruppo criminale avverso, i due Iannoli, in qualità di organizzatori dell’associazione, si occupavano di assicurare il costante rifornimento delle piazze di spaccio viestane, provvedendo anche ad assoldare nuovi sodali, utilizzati anche per la custodia delle armi del clan e di pianificare agguati mortali nei confronti di esponenti del clan rivale.

Claudio e Gianni Iannoli sono stati costantemente informati dai componenti del gruppo di tutte le questioni inerenti l’attività illecita, occupandosi di valutare i canali di distribuzione e l’ammissione di ulteriori soggetti quali intermediari o distributori finali dello stupefacente, nonché di assumere le decisioni sul prezzo della droga, sulla situazione delle piazze di spaccio e, finanche, sui rapporti con il clan rivale. Il tentativo di assoggettare il territorio viestano continuava anche durante il periodo detentivo dei due Iannoli, i quali riuscivano comunque ad assicurare continuità negli affari illeciti ed efficienza nell’approvvigionamento e smercio, anche al dettaglio, della sostanza stupefacente (prevalentemente cocaina e marijuana), grazie al prezioso contributo fornito, sino al giorno del suo assassinio, da Gianmarco Pecorelli

Questi, infatti, durante il periodo detentivo dei due Iannoli, sfruttando il momento favorevole conseguente all’assassinio del rivale Fabbiano Antonio, avvenuto il 25.04.2018, assicurava il coordinamento e la gestione operativa dell’attività illecita per conto dell’intero gruppo criminale: approvvigionamento, canali di distribuzione, collocazione della droga sul territorio e recupero dei crediti derivanti dallo spaccio. Nel corso delle attività, estremamente complesse, venivano anche effettuati alcuni importanti riscontri con sequestri di sostanza stupefacente. Interessante la scaltrezza dei vari pusher nell’occultamento dello stupefacente in luoghi a loro non riconducibili, come ad esempio nel caso dell’occultamento di un quantitativo di cocaina purissima all’interno di un pacchetto di sigarette abbandonato da Prencipe Raffaele Giorgio alla base del tronco di un olivo sul ciglio di una strada di campagna a Vieste. Il sodalizio utilizzava una particolare attenzione nella scelta dei luoghi di stoccaggio delle sostanze stupefacenti, provvedendo, con cadenza quasi quotidiana, ad effettuare numerosi spostamenti.

Durante uno di questi, lo scorso 8 agosto, Giuseppe Stramacchia, classe 86’, Fedele Romano, classe 85’, e Christian Hdiouech, classe 91’, pregiudicati di spessore intranei al clan “PERNA”, sono stati sorpresi dagli investigatori della Polizia di Stato a bordo di un furgone intenti a trasportare kg. 2 di marijuana, consegnatagli poco prima proprio da PRENCIPE Raffaele Giorgio. I tre, naturalmente, venivano arrestati in flagranza.

I numerosi servizi di appostamento e pedinamento effettuati nei confronti dei vari soggetti gravitanti attorno a Pecorelli (fino alla sua uccisione), a Claudio e Gianni Iannoli consentivano di individuare in Raffaele Giorgio Prencipe e Stefan Cealicu, rispettivamente cognato e factotum del Gianbattista Notarangelo (come noto anch’egli vittima della faida nell’aprile di quest’anno), i soggetti incaricati di occuparsi dell’approvvigionamento, occultamento, taglio, confezionamento e distribuzione agli intermediari minori della cocaina e della marijuana trattata dal gruppo criminale, accertando altresì che, a seguito dell’assassinio di Pecorelli, Raffaele Giorgio Prencipe prendeva all’interno della compagine mafiosa il posto dell’amico ammazzato, assicurando la gestione operativa dell’attività illecita per conto dell’intero gruppo criminale. Inoltre, gli approfondimenti investigativi effettuati relativamente a Raffaele Giorgio Prencipe permettevano di appurare che proprio l’abitazione di Gianbattista Notarangelo, divenuta nel frattempo dimora di Prencipe e Cealicu, rispettivamente cognato e factotum di Gianbattista Notarangelo, è stata utilizzata come vera e propria base logistica per il taglio, confezionamento e custodia della cocaina, nonché per la custodia delle armi nella disponibilità del sodalizio, destinate a fronteggiare – nel controllo del territorio – il gruppo criminale avverso. Difatti, in data 13.06.18 personale del “Gruppo Gargano” effettuava una serie di perquisizioni in alcuni casolari insistenti in località Palude Mezzane e Coppitella del Comune di Vieste (FG), procedendo all’arresto di Francesco Quitadamo, classe 68’, e Riccardo Quitadamo, classe 99’, rispettivamente fratello e nipote di Piergiorgio Quitadamo, noto esponente della criminalità organizzata viestana, trovati in possesso di kg. 5,740 di marijuana e rinvenendo all’interno di un bidone adeguatamente sotterrato e ricoperto da materiale di risulta oltre 100 grammi di cocaina, occultata da Stefan Cealicu esternamente alla citata abitazione, proprio al fine di scongiurare sequestri da parte delle forze di Polizia e impedirne in ogni caso la riconducibilità ai sodali del clan Perna.

Le attività investigative, condotte anche con l’ausilio di attività tecniche, hanno altresì disvelato la disponibilità da parte dell’associazione di numerose armi da sparo (fucili e pistole), opportunamente occultate in luoghi sicuri.

Anche in questo caso, al pari dello stupefacente, il compito di custodire e spostare le armi a seconda delle esigenze era affidato ad alcuni sodali, appositamente incaricati da Claudio e Gianni Iannoli, i quali, nel tentativo di scongiurare qualsiasi intervento delle forze di Polizia, si avvalevano di soggetti solo apparentemente insospettabili, come ad esempio l’incensurato C.G.. La consistente disponibilità di armi da parte dell’organizzazione criminale era chiaramente finalizzata ad assicurarsi il controllo del territorio e più in generale contrastare la consorteria avversa. Nel corso dell’indagine, infatti, sono state registrate conversazioni sintomatiche della forza di tale consorteria criminale, al punto da spingere alcuni pusher a passare con lo schieramento capeggiato da Perna, riconosciuto da tutti come leader al cui fianco combattere la guerra di mafia in corso con il clan avverso di Marco Raduano.

Sul piano della contrapposizione armata con il gruppo antagonista, le attività tecniche effettuate con riguardo ai vari indagati, infatti, hanno permesso di accertare la pianificazione di un agguato congiunto nei confronti di esponenti del clan rivale. Più nel dettaglio, al fine di eliminare del tutto la presenza dell’altro gruppo dal territorio viestano, Giuseppe Stramacchia e Carmine Romano, su disposizione dei due Iannoli, avevano incaricato alcuni pusher di acquisire informazioni dettagliate sugli spostamenti quotidiani di elementi di spicco del clan Raduano in vista di una imminente azione di fuoco nei loro confronti. Ebbene, come ricorderete, in data 21 agosto u.s. la DDA dispose il fermo di Claudio e Gianni Iannoli, anche allo scopo di scongiurare la messa in atto di quella che sarebbe stata una probabile strage.

La Direzione Distrettuale Antimafia di Bari ha contestato all’intera organizzazione criminale l’aggravante di cui all’art. 416 bis 1, c.p. (ex art. 7 DL 152/91), proprio perché è risultato evidente che la stessa associazione dedita al traffico di droga (art. 74 dpr 309/90) era caratterizzata dall’aggravante del metodo mafioso e dal fine di agevolare la più vasta compagine criminale facente capo a Girolamo Perna, nell’ambito della guerra intercorsa con la fazione facente capo a Marco Raduano.

Con questa operazione e con le altre messe a segno di recente dalla Polizia di Stato, si può affermare che un territorio così importante dal punto di vista turistico e cosi “caldo” come quello viestano è stato liberato dalla presenza quantomeno dei vertici e dei ranghi intermedi del clan facente capo a Girolamo Perna e ai due Iannoli, con l’arresto di ben 12 esponenti. Sul clan avverso, come sapete, ha già ottenuto risultati efficaci l’Arma dei carabinieri, sempre coordinata dalla DDA di Bari. La DDA di Bari, la Polizia di Stato e le altre Forze dell’Ordine sono tuttora impegnate in attività investigative importantissime sul territorio viestano, su quello dell’intero Gargano e sul resto della Provincia di Foggia, i cui risultati, si spera, possano essere raggiunti in tempi ragionevoli.

statoquotidiano.it

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