Giovedì, 09 Agosto 2018 09:43

Vieste/ “Così il boss gestisce giri di droga”. I retroscena del blitz di Dda e carabinieri contro Marco Raduano e 3 compaesani. Il rinvenimento dell’arsenale a maggio con armi e stupefacente.

E’ collegata ad un maxi-sequestro di 152 chili di marijuana recuperati dai cara­binieri il 15 ottobre 2017 in un’abitazione estiva alla peri­feria di Vieste; ed al rinveni­mento lo scorso 3 maggio dell’arsenale della mala quan­do venne arrestato in flagranza un giovane del posto, l’indagine dei carabinieri del reparto ope­rativo di Foggia coordinata dal­la Direzione distrettuale anti­mafia di Bari sfociata 48 ore fa nel fermo di 4 viestani accusati a vario titolo di traffico di droga con 1’aggravante della mafiosità; spaccio di cocaina e marijua­na; detenzione e porto illegale di armi anche da guerra; vio­lazione della sorveglianza spe­ciale. In carcere sono finiti Marco Raduano, 34 anni, detto «Pallone», ritenuto il capo di uno dei clan in guerra nella cit­tadina garganica; il ni­pote Liberantonio Azzarone, 28 anni; Gianluigi Troiano di 25 anni; e il padre Luigi Troiano di 55 anni. Toccherà adesso al gip del Tribunale di Foggia inter­rogare gli indagati, pronun­ciarsi sulla convalida del decre­to di fermo spiccato dal procu­ratore aggiunto Francesco Giannella coordinatore della Dda e dal pm Ettore Cardinali che hanno ritenuto sussistente il pericolo di fuga. Se così fosse, il gip foggiano si «spoglierà» dell’inchiesta per incompeten­za per materia vista la contestazione dell’aggravante della mafiosità, e trasmetterà gli atti alla magistratura barese.

L'ATTO DI ACCUSA

Sono 6 i capi d’imputazione contestati a vario titolo dai pm ai 4 vie­stani nelle circa 200 pagine del decreto di fermo per fatti av­venuti dal giugno 2017 ad oggi; l’accusa poggia essenzialmente su intercettazioni e riprese vi­deo. L’inchiesta è collegata alla guerra di mala in corso da tre anni e mezzo a Vieste e che dal gennaio 2015 (giorno della morte di Angelo Notarangelo, detto «Cintarid», allevatore ritenuto a capo di quello che era all’epoca un gruppo omogeneo e che poi si è diviso) ad oggi ha contato 9 morti ammazzati; 5 tentativi di omicidio uno dei quali ai danni di Raduano; e 1 lupara bianca.

LA DROGA DA CERIAMO­LA

14 indagati sono accusati di traffico di droga secondo questi ruoli: Marco Raduano avrebbe promosso, diretto e organizzato il gruppo di trafficanti, procu­randosi a Cerignola la droga - essenzialmente cocaina e ma­rijuana - da smerciare poi a Vie­ste; si sarebbe occupato di in­viare i corrieri a ritirare lo stu­pefacente, stabilendo i prezzi della droga. Azzarone avrebbe fornito la droga agli spacciatori al dettaglio, occupandosi di ri­scuotere e sostituendo Radua­no quando era detenuto o in ospedale: sfuggì alla morte il 21 marzo scorso in un agguato sot­to casa quando due sicari ar­mati di mitra e fucile riusci­rono «solo» a ferirlo ad anca e mano. I Troiano padre e figlio avrebbero invece individuato i posti dove nascondere la dro­ga.

LA MAFIOSITÀ

Il tutto con una triplice aggravante conte­stata dalla Dda: disposizione di armi da par­te dell’associazione di trafficanti; ingente quantitati­vo di droga trattato; e mafiosità perché il gruppo

avrebbe agito con metodi ma­fioso, attraverso minacce a pusher che sceglievano altri ca­nali di approvvigionamento ri­spetto a quello del presunto gruppo Raduano.

 I 152 CHILI DI MARIJUANA

- Ai 4 viestani si contesta poi di aver nascosto, in vista dello smercio poi saltato visto l’in­tervento dell’Arma, i 152 chili di marijuana da cui si sarebbero potute ricavare oltre 800mila dosi, che furono rinvenuti dai carabinieri della locale tenenza lo scorso 15 ottobre in località «Molinella». Quel giorno i mi­litari dell’Arma sequestrarono un’abitazione disabitata in quel periodo (e il cui proprie­tario è estraneo all’indagine) al­cune «balle» con l’ingente quan­titativo di marijuana. A Radua­no e Azzarone la Dda contesta poi di aver detenuto ai fini di spaccio cocaina e marijuana.

L'ARSENALE

Raduano e Azzarone sono accusati dalla Dda anche di concorso con Gio­vanni Surano (già detenuto) di detenzione e porto illegale di un mitra Kalashnikov, un fucile a pompa, due pistole; armi che furono sequestrate a Surano il 3 maggio scorso dai carabinieri quando il trentaquattrenne viestano, ritenuto vicino al clan Raduano, fu arrestato in fla­granza. I carabinieri, sulla scor­ta della ripresa della guerra di mafia che aveva fatto registrare nell’ultimo mese due omicidi e un agguato fallito, eseguirono una serie di perquisizioni mi­rate a Vieste: in ima casa di­sabitata ritenuta nella disponibilità di Surano furono seque­strati mitra, fucile, alcune pi­stole, e un ingente quantitativo di droga tra cocaina (quasi un chilo); marijuana (18 chili); e hashish (6 chili e mezzo). Su­rano si dice innocente, nega d’aver avuto la disponibilità della casa: ottenne i domiciliari dopo tre settimane, revocati nei giorni scorsi dalla magistratu­ra che ha disposto il ritorno in carcere, ritenendo che il garganico stesse cercando di inqui­nare le prove in vista del pro­cesso per armi e droga. Al boss Marco Raduano, infine, la Dda contesta di aver violato la sor­veglianza speciale con obbligo di soggiorno a Vieste che gli fu notificata nel luglio del 2017.

 gazzettacapitanata

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