Sabato, 07 Marzo 2009 15:42

Faida garganica emesse 10 condanne

Dieci condanne, di cui 4 ergastoli ma due comminati alla stessa persona, e 14 assoluzioni: è la sentenza emessa nei confronti delle 24 persone coinvolte nel blitz Iscaro-Saburo contro coloro che erano ritenuti i responsabili della sanguinosa faida del Gargano. Il processo, iniziato nel 2005, si è concluso oggi dopo 133 udienze. All’ergastolo sono stati condannati Gennaro Giovanditto, ritenuto dall’accusa il killer responsabile di 13 omicidi ma condannato solo per due per i quali gli sono stati comminati altrettanti ergastoli, Franco Li Bergolis ritenuto il capo del clan di Monte S.Angelo, Cramine Grimaldi condannato per omicidio.

Il pm della direzione distrettuale antimafia di Bari, nell’udienza numero 116 del 5 dicembre scorso, aveva chiesto una sola assoluzione (per un imputato minore) e 23 condanne.

Inizialmente erano 107 gli imputati del maxi- processo per i quali la Dda aveva chiesto in rinvio a giudizio nella primavera del
2005. Un imputato fu prosciolto; due patteggiarono; 80 scelsero il rito abbreviato (già celebrati i giudizi di primo e secondo grado); mentre in 24 furono rinviati a giudizio per essere processati a Foggia.

Il maxi-processo iniziò in corte d’assise il 6 novembre del 2005; in quattro anni celebrate 133 udienze, nel corso delle quali sono stati interrogati 700 testimoni (in molti casi peraltro si è trattato degli stessi investigatori interrogati decine e decine di volte sui singoli capi d’imputazione oggetto del processo). I tempi così lunghi si spiegano con la necessità di trascrivere migliaia e migliaia di intercettazioni telefoniche e ambientali che rappresentano il cuore delle indagini denominate «Iscaro » e «Saburo», riunite nel procedimento contro la mafia garganica: otto periti sono stati incaricati dalla corte di queste trascrizione. Proprio i tempi lunghi hanno causato nell’estate scorsa, tra giugno e luglio, la scarcerazione di 10 imputati - tra cui Armando e Franco Libergolis e Giovanditto - in quanto erano trascorsi tre anni dal rinvio a giudizio senza essere giunti alla sentenza di primo grado.

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