L’arcinota e avviatissima Trattoria, Rosticceria Paprika2, sita nella centralissima via S. Maria di Merino 9, con 35 posti a sedere e mercato d’asporto consolidato e fidelizzato si cede in gestione per tutto l’anno.

Info: 333/2870391.
Chiedere di Michele.

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Questa estate l’opinione pubblica nazionale ha finalmente “scoperto” la mafia foggiana. Purtroppo, come capita sempre in questo nostro apatico e smemorato Paese, la scoperta è avvenuta a seguito di un evento clamoroso, l’omicidio di due onesti imprenditori agricoli che per caso si erano trovati al posto sbagliato nel momento sbagliato. I fratelli Luigi e Aurelio Lucianisono stati gli “effetti collaterali” di un agguato di mafia peruccidere il boss del Gargano. Dopo tre mesi non riusciamo a dimenticare le parole di Anna, la moglie di Luigi: “La sola colpa di mio marito è stata quella di andare a lavorare”. Appunto, lavorare, perché per fare onestamente il proprio lavoro di imprenditore in queste terre bisogna mettere in conto la possibilità di morire, come se la morte fosse un inevitabile costo d’impresa.

Nelle scorse settimane la stampa nazionale ha dedicato qualche trafiletto alla notizia dell’approvazione da parte del Consiglio Superiore della Magistratura di una relazione sulla situazione della mafia foggiana, per troppo tempo sottovalutata e colpevolmente nascosta. Il CSM si esprime con nettezza: “Il fenomeno mafioso è, quindi, nell’insieme, compatto, feroce, profondamente radicato sul territorio, su cui esercita un vero e proprio controllo militare”.Procede sottolineando “la capacità di coniugare tradizione e modernità... La tradizione è quella del ‘familismo mafioso’ tipico della ‘ndrangheta e della ferocia spietata della camorra cutoliana; la modernità, invece, è la vocazione agli affari, la capacità di infiltrazione nel tessuto economico-sociale, la scelta strategica di colpire i centri nevralgici del sistema economico della provincia, e cioè, l’agricoltura, l’edilizia e il turismo”. Di conseguenza,l’attenzione non poteva non rivolgersi al mondo imprenditoriale e alle ragioni di acquiescenza e di collusione per denunciare “atteggiamenti di asservimento o di indifferenza nella società civile... che, sul versante giudiziario, si traduce in comportamenti omertosi delle vittime con conseguenti difficoltà investigative e di accertamento giudiziale”.

I comportamenti imprenditoriali (non tutti, per fortuna)rappresentano sicuramente la principale ragione di forza della criminalità foggiana. Soprattutto quando la sottomissione non è effetto della comprensibile paura di violenze o rappresaglie, ma bensì di ragionati calcoli di convenienza. “Gli imprenditori, nel corso degli anni, sono passati da un assoggettamento estorsivo di tipo violento, ad un atteggiamento di volontaria sottomissione al sistema mafioso: spesso, infatti, è lo stesso imprenditore che si reca autonomamente dal mafioso per pagare il pizzo, anticipandone in tal modo la richiesta”. Pur se non sempre agisce l’intenzione di un vantaggio diretto, la classica relazione di reciprocità che configura collusione e complicità, secondo il CSM prevale comunque “la consapevolezza che l’agibilità del percorso esistenziale, economico, sociale e familiare non può affrancarsi dalla protezione mafiosa”.

Fa impressione leggere queste parole venticinque anni dopo l’omicidio di un coraggioso imprenditore edile di Foggia e registrare quanto poco in un quarto si secolo sia cambiata la situazione. Era il 6 novembre del 1992. Giovanni Panunzio era in macchina dopo aver assistito al consiglio comunale di Foggia che proprio quella sera approvava, dopo trent’anni, il Piano regolatore della città. Viene ucciso perché non si era voluto piegare e perché aveva iniziato a collaborare con la polizia. Michela Magnifico con la collaborazione di Giovanna Belluna Panunzio ha raccontato questa storia in un libro (“Il coraggio di un uomo”) e riporta alcune parole di Lino, il figlio di Giovanni: “Papà aveva sudato e lottato per andare avanti. Non riusciva proprio ad accettare che qualcuno pretendesse qualcosa da un'altra persona. Allo stesso tempo, papà non avrebbe mai immaginato che coloro che conosceva da anni, i ragazzi della strada, che come lui erano cresciuti a Borgo Croci, ma che diversamente da lui avevano scelto un’altra strada ‘quella sbagliata’, potessero decidere la sua morte. Quella fisica, materiale, decisa in una città rimasta, a distanza di decenni, schiacciata in un pericoloso vortice di lassismo e ignavia”. Lino aveva 25 anni: “Ero felice perché lavoravo nell'impresa di famiglia e stavo apprendendo tutti i trucchi del mestiere da papà. Trascorrevo la maggior parte della mia giornata con papà, nonostante fossi sposato. Ma io e lui eravamo un'unica cosa. Ricordo la prima volta in cui mi confidò, dopo averlo fatto con la Polizia, di essere stato avvicinato da alcune persone che lui conosceva e che gli avevano chiesto denaro”

Alla fine degli anni ottanta, come ricorda Lino, “la mafia è entrata in casa nostra”: iniziano le pressanti richieste di pizzo, le minacce, le telefonate nel cuore della notte, sino all’aggressivo avvertimento nel 1990, quando due giovani a bordo di una moto si affiancano alla sua auto e gli esibiscono una pistola; il segnale è chiaro: bisogna mettersi a posto. Ma Panunzio si mette a posto a modo suo. Inizia a scrivere un memoriale, con date, ore, luoghi e, soprattutto nomi, segnali, minacce, intimidazioni: pensa che possa essere una garanzia per la propria vita. Perchè non vuole piegarsi.Sa bene qual è la posta in gioco. Tutto quello che ha è solo frutto di durissimo lavoro, di sacrifici, di abnegazione, di tempo sottratto alla famiglia; da muratore negli anni è diventato un imprenditore di successo, non può rinunciare alla sua libertà. In quei momentiha chiaro che se lo facesse butterebbe a mare tutto. Diceva quasi due anni prima Libero Grassi, l’imprenditore ucciso a Palermo il 29 agosto del 1991: “Non sono un pazzo, sono un imprenditore e non mi piace pagare. Rinuncerei alla mia dignità. Non divido le mie scelte con i mafiosi”.

E come Libero Grassi Giovanni Panunzio è stato ucciso perché unica voce fuori dal coro, perché a partire dai suoi colleghi venne lasciato in solitudine; l’opposizione di quell’imprenditore non poteva essere tollerata dalla mafia foggiana, in particolare nel momento in cui attorno al Piano regolatore si muovevano corposi interessi: la ribellione metteva in discussione il controllo dell’attività edilizia. Bisognava impedire che altri seguissero il suo esempio. In quei primi anni novanta, in quei mesi, sembrava che qualcosa stesse veramente cambiando nel nostro Sud. A dicembre del 1990 si costituisce la prima associazione antiracket a Capo d’Orlando, a novembre del 1991 si ha la sentenza di condanna degli estorsori. Per la prima volta si offre all’opinione pubblica nazionale e, soprattutto, agli imprenditori la possibilità di coniugare denuncia e sicurezza, un modello vincente che, anche in Puglia inizia ad affermarsi. Nei primi mesi del 1992 nasce l’associazione antiracket di San Vito dei Normanni, anche qui, come a Capo d’Orlando, commercianti che denunciano e si rivolgono alle forze dell’ordine. Se ne parla molto, ne scrivono i giornali, ne parlano gli imprenditori. Questo nuovo vento va fermato. Non deve arrivare a Foggia. Serve un’azione esemplare, non si può più andare per il sottile: a Foggia la mafia sceglie di essere mafia. L’omicidio di Panunzio serve per far capire a tutti gli altri che quella non è più comune criminalità, è mafia, come quella che pochi mesi prima ha destabilizzato l’Italia a Capaci e a Via D’Amelio.

A noi tutti fu subito chiaro il significato dell’omicidio. Assieme ad altri colleghi dell’associazione di Capo d’Orlando ci precipitammo a Foggia per incontrare i familiari, essere al funerale e offrire l’esempio del nostro modello ai colleghi foggiani. Quel giorno colpì l’assenza di qualunque rappresentante istituzionale e politico come se quel funerale riguardasse una morte per vecchiaia o malattia, insomma, quell’omicidio veniva considerato una semplice storia “privata” di familiari e amici; quelle assenze erano il sintomo della condizione della città. Per molti anni fummo vicini a Lino e alla sua famiglia, entrarono a far parte della “famiglia” dell’antiracket, conobbero altri colleghi, vennero in Sicilia. In quell’occasione mi impegnai ad essere presente al processo. Alla prima udienza mi costituì parte civile con un’associazione nazionale che avevamo promosso proprio dopo la tragedia foggiana come strumento per intervenire laddove non vi erano associazioni. Come a Gela dove, quattro giorni dopo, venne ucciso Gaetano Giordano, un commerciante che aveva denunciato gli estorsori.

Dopo tutti questi anni ancora oggi è centrale il tema della solitudine e dell’isolamento degli imprenditori che si oppongono al racket. Dopo Libero Grassi, dopo Giovanni Panunzio, dopo Gaetano Giordano fu a tutti evidente che l’associazione antiracket è il più efficace strumento per impedire il ripetersi delle tragedie, per dare forza attraverso la denuncia collettiva a tutti gli operatori economici che scelgono la libertà. Non a caso, il documento del CSM si conclude proprio invitando tutti i soggetti istituzionali a valorizzare queste esperienze come quella vincente di Vieste: “Meritano di essere valorizzate le esperienze di associazionismo presenti sul territorio volte a sostenere gli imprenditori vittime del racket o che, anche operando in altri settori, sono, comunque, di sollecitazione e sostegno all’impegno civico e collettivo. A questo scopo soprattutto le istituzioni politiche devono muoversi nella direzione di favorire dette forme di associazionismo e di sostenere quelle già esistenti, se possibile con contributi o agevolazioni economiche, nonché dal punto vista logistico e della organizzazione. Tali interventi sono urgenti.”

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Lunedì, 06 Novembre 2017 10:35

Niente Mondiale Orienteering per il Gargano

E’ passata quasi inosservata la bocciatura del Gargano che si era candidato ad ospitare i mondiali di Orienteering del 2020 assegnati invece allo Slovacchia. Il Gargano era sostenuto dal Coni nazionale. Tuttavia c’è la consolazione di poter ospitare, sempre nel 2020, la cinque giorni internazionale del mediterraneo, una manifestazione di grande importanza sia dal punto di vista sportivo sia per numero di partecipanti.

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Nomina del nuovo
DIRETTORE SOCIO SANITARIO

Appello al Presidente
della Regione Puglia Michele Emiliano

A tutti i Sindaci del
Distretto

Sarà indetto prossimamente avviso pubblico per il conferimento di incarico quinquennale per la copertura del posto di DIRETTORE della Unità operativa complessa del Distretto Sociosanitario N.53 con sede a Vico del Gargano lasciato libero con il pensionamento del Dott. Carnevale e che
comprende i servizi sanitari di CAGNANO VARANO - CARPINO - ISCHITELLA - ISOLE TREMITI - PESCHICI – RODI GARGANICO - VICO DEL GARGANO – VIESTE

La normativa pone grande attenzione al ruolo di Dirigente a cui nel rispetto del principio di distinzione tra attività di indirizzo politico e attività di gestione spetta ogni competenza e responsabilità per l’attuazione dei programmi relativi ai servizi sul territorio nonché per l’adozione degli atti, con la gestione delle risorse umane,finanziarie e strumentali assegnate.

Per le ragioni già descritte chiediamo al Presidente Michele Emiliano in qualità anche di assessore alla Sanità Pugliese di seguire con la massima attenzione la selezione di questo importante
incarico per il nostro territorio e che lo stesso maturi nella piena trasparenza e legalità scegliendo la migliore risorsa umana offerta dal nostro territorio nessuno esclusa.

Michele Lapomarda

Consigliere Comunale Socialista

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Inaugurata ieri la nuova sede della Protezione civile Pegaso presso il plesso Manzoni. Alla cerimonia hanno preso parte il Sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti, l’Assessore alla Protezione civile Vincenzo Ascoli, il Dirigente comunale alla protezione civile Antonio Chionchio il Coordinatore provinciale della Protezione civile Matteo Perillo, rappresentanti delle Forze dell’ordine e delle associazioni locali. Il Sindaco ha ringraziato il team della Pegaso per il lavoro che quotidianamente svolge sul territorio. “Per il 2018” afferma il presidente Massimiliano Micale “ abbiamo in programma ulteriori specializzazioni del nostro personale al fine di poter rispondere sempre di più ai bisogni del territorio”. Dopo la visita istituzionale alle varie aree della sede e al parco mezzi i ragazzi della Pegaso con il supporto dell’IPSSAR E. Mattei di Vieste hanno offerto ai partecipanti un buffet.

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Vittoria di misura per l’Atletico Vieste di mister Francesco Bonetti che, con una prestazione tutto cuore, supera il Molfetta Calcio degli ex Pino Giusto e Facecchia. Seconda vittoria consecutiva e quarto risultato utile consecutivo, che vale la zona salvezza. A decidere il match ci pensa un preciso colpo di testa di Brianese, su perfetta punizione calciata da Garcia dalla trequarti di sinistra, al 12’ della prima frazione di gioco. Nel bel mezzo del recupero finale il rigore fallito daAlbrizio e neutralizzato da Tucci.

CRONACA – Bonetti conferma per 10/11 la formazione vista domenica scorsa a Ruvo contro l’Unione Calcio Bisceglie: unica variante l’inserimento dal 1’ di Ranieri al posto di Triggiani. Dalla parte opposta il collega ed ex Pino Giusto risponde con un 4-3-3 che vede l’ex Facecchia e Vitale esterni d’attacco, a supporto del centravanti Albrizio. La prima conclusione verso la porta del match è ad opera degli ospiti: Albrizio da corner pesca in area Vitale che di testa manda a lato. L’Atletico risponde con una conclusione di Soria che Savut blocca in due tempi. Passa appena un giro di lancette e l’Atletico si porta in vantaggio: pennellata perfetta di Garcia su punizione dall’out di sinistra a cercareBrianese all’interno dell’area di rigore che indisturbato trafigge di testa l’estremo difensore molfettese. Intorno alla mezz’ora Compierchio (altra grande prestazione di cuore per lui) ci prova con un gran bel tiro a giro che termina di poco fuori. Ancora Compierchio al 36’ è protagonista di una bella conclusione che Savut neutralizza. La conclusione del numero dieci biancoceleste chiude la prima frazione di gioco: all’intervallo è 1-0 Atletico.
In avvio di ripresa Giusto si gioca la carta Corallo, che va a sostituire Paradiso. Ed è proprio il neo-entrato Corallo che dopo appena due giri di lancette penetra in area di rigore e mette al centro per Albrizio che, incredibilmente, manda ben oltre la traversa da due passi. Scampato il pericolo il Vieste si rigetta in avanti e sfiora il raddoppio con Albano che, servito da Brianese, conclude poco oltre il secondo palo. Al 23’ ancora un’occasione per i garganici: Compierchio pesca in area di rigore Triggaiani che di prima intenzione scaraventava in porta, prima della respinta involontaria di Festa che veniva colpito dalla sfera sul volto. Il finale di gara è di quelli da brividi: il sig. Doronzo assegna un rigore molto dubbio per presunto fallo di De Vita ai danni di Pinto. Dal dischetto si presenta Albrizio che però si lascia incantare da Tucciche neutralizza la conclusione del fantasista barese. Di fatto la contesa si chiude qui, e dopo 6’ di extratime il direttore di gara manda le due squadre negli spogliatoi: Atletico Vieste batte Molfetta Calcio 1-0.
La vittoria odierna consente ai biancocelesti di uscire dalla zona rossa della classifica e di raggiungere quota 8 punti, in attesa della ripetizione della gara con l’Atletico Aradeo. Il Molfetta, invece, si lascia superare in classifica, in un solo colpo da Fasano, Avetrana eCasarano, ma resta comunque a ridosso della zona play-off, distante ora tre lunghezze. Nel prossimo turno, in programma domenica prossima, l’Atletico Vieste sarà di scena al ‘’Bianco’’ di Gallipoli, contro i padroni di casa, mentre il Molfetta riceverà al ‘’Comunale’’ di Terlizzi la sorpresa Avetrana.

ATLETICO VIESTE – MOLFETTA CALCIO 1-0

ATLETICO VIESTE (4-2-3-1): Tucci; Lucatelli (6’ s.t. Vulcano), Caruso, Sollitto, Garcia; Di Nardo, Soria; Compierchio (36’ s.t. De Vita), Ranieri (40’ s.t. Olaberri), Albano; Brianese (22’ s.t. Triggiani). A disposizione: Innangi, Vescia, Maiorano. Allenatore: Francesco Bonetti.

MOLFETTA CALCIO (4-3-3): Savut; Festa, Pinto, Amoruso, Martinelli; Paradiso (1’ s.t. Corallo), Dentamaro, Lorusso; Facecchia (20’ s.t. Sallustio, 44’ s.t. Roselli), Albrizio, Vitale (31’ s.t. Lobascio). A disposizione: Turi, Guadagno, Andriano. Allenatore: Pino Giusto.

ARBITRO: Il sig. Giuseppe Doronzo della sezione di Barletta. ASSISTENTI: I sig.ri Gaetano Fiore e Federico Peloso, entrambi della sezione di Barletta.

RETE: 12’ p.t. Brianese.

NOTE: Pomeriggio parzialmente nuvoloso, temperatura intorno ai 16°. Spettatori circa 600, di cui una ventina ospiti.

AMMONITI: 30’ p.t. Di Nardo (AV); 21’ p.t. Amoruso, 11’ s.t. Facecchia, 31’ s.t. Vitale (MC).

RECUPERO: 0’ p.t.; 6’ s.t.

 

Ignazio Silvestri

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Atletico Vieste - Molfetta – 1 – 0
20' Brianese

Avetrana - Omnia Bitonto – 2 – 1
16' Cappellini (A), 69' rig. Lacarra (OB), 89' Tommasi (A)

Bitonto - Gallipoli 1909 – 2 – 1
59' Scialpi (G), 72' Terrone (B), 82 rig. Moscelli (B)

Casarano - Barletta 1922 – 1 – 0
25' Stranieri

Corato 1946 - Atletico Aradeo – 1 – 0
51' Perna

Novoli - Fasano – 0 – 1
75' Ganci

Otranto - Unione Calcio Bisceglie – 1 – 1

Vigor Trani - Pro Italia Galatina – 2 – 0
59' Faccini, 88' Lavopa

 

La Prossima 10° Giornata

Atletico Aradeo - Omnia Bitonto -
Barletta 1922 - Novoli -
Bitonto - Vigor Trani -
Fasano - Otranto -
Gallipoli 1909 - Atletico Vieste -
Molfetta - Avetrana -
Pro Italia Galatina - Corato 1946 -
Unione Calcio Bisceglie - Casarano -

LA CLASSIFICA

19 Gallipoli

19 Bitonto

18 Fasano

18 Avetrana

18 V.Trani

17 Casarano

15 Molfetta Calcio

13. Corato

13 Otranto

11 Omnia Bitonto

9 A.Vieste

8 Novoli

6 P.I.Galatina

4 Barletta

3 U.C. Bisceglie

2 Aradeo

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Nel mondo di oggi, che mette in discussione ogni forma di autorità, la sfida educativa dei genitori diventa sempre più complicata. Se il conflitto tra generazioni non è certamente una novità, quello che sta accadendo è però qualcosa di diverso, di molto più serio: una vera e propria interruzione del tradizionale passaggio di valori dai padri ai figli. I genitori sono soli, insidiati da mille modelli alternativi che li contraddicono, parlano un'altra lingua, dettano altre priorità.
Diventato padre in due momenti diversi e distanti della sua vita, Antonio Polito entra nel vivo di una battaglia culturale volta a smascherare i nemici dei genitori: le idee e le figure che tendono a sabotarne l'autorità o che semplicemente hanno smesso di aiutarli. Dai social alla scuola, dalla politica alla Chiesa, dai cattivi maestri fino alla famiglia stessa, che ha commesso gravi errori, importando stili di vita che ne minano il ruolo.
Davanti all'urgenza di rifondare l'autorità dei genitori, la soluzione sta forse nel tornare al più classico dei compiti: trasmettere cultura, comportamenti, esperienze e valori, primo tra tutti l'amore e il rispetto per la vita.
«A padri e madri bisognerebbe dire: non credete più a chi vi colpevolizza, riprendetevi i vostri figli, ribellatevi a chi sta alienando la vostra potestà, credete di nuovo possibile la vostra missione».

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Domenica, 05 Novembre 2017 08:59

D'vè!!! Non si chiù V'st'sën?! (20)

Riscopriamo le nostre origini con il dialetto!!!
Oggi abbiamo deciso di proporvi dei nuovi-antichi termini viestani, facciamoli rinascere insieme.
• Kastìdd: castello. E adatt. della corr. parola it. per ll > dd.
• Katarrèdd: costola; kudd tën i katarrèd da for quello ha le costole sporgenti (si dice di chi è molto magro). E. dim. it. chitarra, alle cui corde somigliano le costole sporgenti. Lett. “chitarrelle”, per ll > dd.
• Katìn: vaso di terracotta, verniciato all’interno e sul labbro. E. < it. catino < lat. catinum.
• Kazzòtt: pugno. E. < it. raro cazzotto. Lat. capitium forte pugno dato sul capo.

Dialetti garganici: dizionario etimologico di voci proprie del dialetto viestano di Marco Della Malva e dei fratelli Franco e Vincenzo Lopriore
(Ed. Libreria Gogliardica Trieste)

Alessia Campaniello

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Prosegue il tour de farce per le squadre che partecipano al campionato maschile pugliese di serie C Silver di basket: formazioni chiamate oggi alla terza partita in una settimana. In programma l'ottava giornata d'andata. Impegni in trasferta per le due compagini daune, in campo entrambe alle 18: la Bisanum Viaggi Vieste sarà di scena sul parquet della Nuova Pallacanestro Monteroni; la Silac Angel . Manfredonia renderà visita alla Cestistica Ostuni. Monteroni-Vieste sarà diretta dagli arbitri lucani Dimonte di Bernalda e Racanelli di Matera. La Bisanum cerca il secondo successo consecutivo, dopo la vittoria interna per 84-75 conseguita, nel turno infrasettimanale, a spese del Cus Jonico Taranto. Una partita in cui si sono messi in evidenza Lauriola, miglior realizzatore con 23 punti, e Markovic (22 punti). In doppia cifra, tra i viestani, anche Carosi (18 punti) e Hoxha (12). «Con il successo ottenuto mercoledì scorso abbiamo acciuffato la zona playoff - evidenzia la Bisanum - ora cercheremo di sfruttare il momento positivo per consolidare la posizione in classifica, perché i treni non passano più di una volta e vanno presi in tempo». Monteroni, squadra della provincia di Lecce, è penultima con 2 punti: ha vinto una gara e ne ha perse 6; nel turno scorso è stata battuta 65-56 a Monopoli. Vieste ha 6 punti. Ne ha 4, invece, ed è terz'ultima la Silac Manfredonia, che vuole tirarsi fuori dalla crisi e dai piani bassi della classifica. La formazione sipontina viene da 4 sconfitte di fila e stasera sarà impegnata sul campo della Cestistica Ostuni, che ha 6 punti (arbitri Menelao di Mola e Balice di Molfetta). Nella giornata infrasettimanale, Manfredonia ko fra le mura amiche contro Castellaneta (77-83). «La situazione può e deve cambiare - dice il tecnico dell' Angel, Gianpio Ciociola - Dobbiamo impegnarci a mettere in campo tutte le nostre risorse e gestirle al meglio».

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