L’ 11/2/1759 in questa terra d’Ischitella per rispetto dell’ordine dell’Ill.mo Sig. Presidente Don Antonio Belli gentilissimo generale della Regia dogana mensa di Puglia fece per me le cose infrascritte per ingiunzione fatta da Michele Paolino di questa terra d’Ischitella presente e da sé personalmente presentando nella regia dogana della mensa di Puglia a cuore di detto Illmo Signore nella città rinvenuta negli infrascritti giorni a decorrere da quattro giorni da oggi sotto pena di ducati 500 per il fisco in caso di contravvenzione che il predetto Michele Paolino per il mandato predetto accettò e prontamente stabilì a quello di ubbidire e ai diritti della serie contenenti per il tenore e contro non fare sotto pena predetta e si promise e giurò in forma e fede.

Michele Paolino accetto come sopra.

Pierluigi Spagnolo testimone.

Io Leonardo Ventrella testimone.

Xavenia dell’Acqua Presidente della dogana di Puglia in questa.

Giuseppe Laganella

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Al Sig. Orio Presidente Regia Dogana.

Ritrovandomi infine del disimpegno incaricatomi dall’Ill.mo mio consigliere Presidente Don Antonio Belli governatore gentilissimo della Regia Dogana di Foggia per cui fu appartato da qui Sig. Marchese di Giuliano Vs e D. Gennaro Frutta ;possono quando loro piace ritirarsi che però io partecipo a Vs affinchè ne faccia consapevole anche il cortese Sig. Marchese.

E definendo l’onore da farsi stimati comandi resto costantemente conforme.

Ischitella 8/2/1759.

Don Tomaso Agricola Agg.le di questa terra San Severo

Div.mo Obblig. Gent.mo

Saverio dell’Acqua.

Giuseppe Laganella

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castrati, che erano colà e me li diede ,e riposatolo sopra il mulo lo condussi in questa terra ,ed addirittura nel Palazzo Principale ove consegnai il mulo ,ed il castrato al guardiano Lionardo Michele d’errico ,ed io frattanto seguitai per altro poco tempo a soddisfare la curiosità di vedere le suddette persone di Peschici ed indi me ne partii; né altro io so di questo io ed è la verità in causa scientis.

Inteso del costituito detto Sig .nostro Gio Batta Visconti ,Lionardo Pizzarella e Lionardo Michele d’Errico possono rispettivamente deporre quanto di sopra.

Per segno di croce.

dell’Acqua Presidente.

Giuseppe Laganella

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Ricevuto nello stesso giorno e stesso luogo.

Francesco Antonio Salvadore di questa terra d'Ischitella dice fare il mulattiere d'età sua d'anni 22,in circa come detto testimone con giuramento inteso espressamente sopra il presente interesse di prima.

Inteso se esso testimone sa della mandria di pecore del Mag.co Gio Batta Visconti passato Sindaco di questa Università fossero stati mai presi animali,da chi,come,quando,dove,e che sorte di animali fossero stati detto Si.altro non so se in una mattina di giorno festivo ,essendo venute in questa terra d'Ischitella mia patria da quella di Peschici circa cinquanta persone vestite all'uso turco armate di scoppette ,portando anche il tamburro per accompagnare come intesi l'Ill.re Marchese di Giuliano in detta terra di Peschici, e se mal non erro segiii ciò verso la fine del mese di Aprile del prossimo passato anno 1758 ed in atto, che io mi trattenevo vicino la porta di questa terra e propriamente in quella che corrisponde alla parte detta il del Calvario ove stavano dette persone di Peschici per soddisfare la curiosità in osservarla mi chiamò il Mag.co Gio Batta Visconti ,che allora era Sindaco di predetta terra ,e mi comandò ,che fossi andato fino alla sua mandria ,che era sita a circa due miglia distante da questo abitato ,e quivi mi avessi fatto dare dal suo pastore Lionardo Pizzarella uno dei due castrati ,che vi erano,dicendomi ancora di averlo anche ordinato ad esso pastore.al quale effetto mi fece anche configurare da una di dette persone di Peschici un mulo .che avevano portato i pastori a cavallo del mulo predetto ,mi conferii nella mandria delle pecore del detto Sig. Gio Batta Visconti ,ed avendo fatto l'ambasciata al pastore Lionardo Pizzarelli ,questi immediatamente prese uno dei due- Continua.

Giuseppe Laganella

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persone di Peschici ,ed poco dopo dallo stesso guardiano mi fu portato ancora un castrato ,dandomi lo stesso mi ordinò di doverlo uccidere e scorticare ,così come fece ,ed in atto che stava ciò eseguendo venne in detta bottega il suddetto Mag.co Gio Batta visconti ,il quale cominciò a lamentarsi col Lionardo Michele d’Errico ,che era colà presente ,per aversi preso tre agnelli dalla sua mandria quando che avendone pochi si servivano per allievi ,e domandava la restituzione dei tre agnelli i quali avendoli già uccisi non potè ripigliarseli ,e dichiarò ancora detto Visconti che esso per non far prendere gli agnelli si contentava di regolare a detto Marchese il castrato, e dopo ciò se ne andò ,ed io avendo finito a scorticare detti quattro agnelli ,ed il castrato se ne prese la carne il predetto Lionardo Michele d’Errico ,con altre persone ,che non mi sovvengono ed se le portarono con loro ,ed il predetto Mag. Visconti essendo ritrovato in detta bottega volle la pelle del castrato e dell’agnello ,ma dopo seppe che il Lionardo d’Errico guardiano se l’aveva esso fatto dare dal nominato Visconti con esserne andato a prendere dalla di lui propria casa ,dicendo che detto Il.re Marchese glieli pagava e perciò aspettavamo ad esso guardiano le pelli ;nè altro io so di questo ,ed è la verità in causa scientis.

Inteso del costituito detto Sig. il suddetto Michele Lionardo d’errico ,può deporre quanto segue di sopra.

Per segno di croce.

il Presidente dell’Acqua.

Giuseppe Laganella

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mi fece fare l’ambasciata a detto Ill.re Marchese facendosi sentire ,che doveva supplicarlo di una parola ,ed essendo stato già introdotto alla presenza di esso Ill.re Marchese gli dissi; che i suoi guardiani si erano presi un agnello dalla mandria mia ed io perché ero bisognoso volevo esserne sodisfatto ed il predetto Ill.re Marchese inteso ciò mi diede carlini 6 per prezzo di detto agnello ,il quale intesi ,che fornì unitamente agli altri tre del Mag.co Gio Batta Visconti per darsi a mangiare ad alcune persone di Peschici, che erano venute travestite all’uso turco in questa terra per accompagnare il medesimo Ill.re Marchese in quella di Peschici; né altro di questo io so ed è la verità in causa scientis.

Inteso dal costituito detto Sig.re i suddetti guardiani possono deporre quanto ho esposto io.

Per segno i croce.                    

dell’Acqua Presidente.

Giuseppe Laganella

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gli agnelli nel Palazzo principale, io attesi a ricettare i cavalli ,e di Lionardo Michele d’errico ebbe cura degli agnelli predetti ,i quali seppi dopo che erano stati fatti macellare nella solita bottega di Catualdo Padanella d’ordine di detto Ill.re Marchese ,e datane la carne a mangiare alle suddette persone di Peschici le quali dopo che l’ebbero mangiate s’incamminarono verso Peschici portando in mezzo a loro il predetto Ill.re Marchese ,che andava a cavallo ,col seguito di altre persone di suo servizio né altro di questo io so,ed è la verità in causa scientis.

Inteso chi può deporre le cose suddette setto Sig.re il suddetto Lionardo Michele d’Errico e Lionardo Pizzarelli con Felice Caputo possono rispettivamente deporre quanto di sopra.

Per segno di croce.                                   Dell’Acqua Presidente.

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Un processo al Visconti a Ischitella nel 1758   (218° parte).

Lionardo Pizzarelli di questa terra d’Ischitella dice fare il pastore di età sua d’anni 27 in circa come detto testimone con giuramento inteso ed espressamente sopra il presente interesse e di prima.

Inteso sa se esso testimone se fossero stati mai presi agnelli del Mag.co Giambattista Visconti di questa terra d’Ischitella da chi, come, quando, dove, d’ordine e per quale causa detto Sig. la verità che io so sopra quanto mi si domanda è come ritrovandomi l’anno passato 1758 a servire come pastore delle pecore del Mag.co Giambattista Visconti di questa terra d’Ischitella che erano al medesimo di ducati trecento tra quelle del corpo di agnelli che faceva stare nelle campagne di questa predetta terra ,con tenervi un altro figliolo semplicemente attenta la poca quantità delle pecore ed in atto che stavano vicino la torre di Lionardo Ventrella circa a due miglia di questo abitato in una mattina di un giorno fossimo verso la fine del mese di Aprile di detto anno 1758 essendomi conferito in questo abitato per ascoltare la messa condottomi in casa del mio padrone Giovanni Battista Visconti e trovatolo ivi mi ordinò che fossi subito ritornato alla mandria ove vi erano passati due guardiani dell’Ill.re Marchese di Giuliano per prendere da detta sua mandria ove si erano portati due guardiani dell’Ill.re Marchese di Giuliano per prendere certi agnelli ,se quelli ne volevano prendere da detta sua mandria glieli avessi fatto lasciare perché si contentava piuttosto di regalare al medesimo detto Marchese uno dei due castrati che erano nella mandria predetta con gli agnelli che voleva riservare per altri così ,al qual effetto avrebbe mandato colà una persona colla cavalcatura per prendere detto castrato. Io per eseguire l’ordine del mio padrone, subito- Continua.

Giuseppe Laganella

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Pasquale Paolino dice fare il guardiano di questa terra d’Ischitella di età sua d’anni 27 per l’interesse come detto con giuramento inteso ed espressamente per questo interesse di prima.

Inteso se sa della mandria delle pecore del Mag.co Gio Batta Visconti fossero stati presi agnelli da chi, come, quando dove, d’ordine da chi per quale causa detto Sig. qualche di verità io so sopra quanto mi si domanda e come trovandomi a servire in qualità di guardiano l’ill.re Marchese Giuliano figlio dell’odierno Ill.re Principe di questa terra ai di cui servizi tuttavia continuo a stare, mi ricordo ,che verso la fine di marzo, o primi di Aprile del prossimo passato anno 1758 in una di quelle mattine di giorno festivo, che non mi sovviene il preciso per la lunghezza del tempo accennato in questa terra d’Ischitella circa 50 persone della terra di Peschici feudo dell’Ill.re Principe, e distante da questo abitato circa 9 miglia travestite all’uso turco ,armate con scoppette ,e portavano anche il tamburo ,ed intesi che erano venute per dimostrare un atto di attenzione a detto Ill.re Marchese con accompagnarlo in tal guisa fino a detta terra di Peschici, cui doveva conferirsi .E trattenendomi io nel cortile del palazzo vidi che calò da sopra le stanze del medesimo altro guardiano chiamato Michele Lionardo d’errico ,che ora non è più al servizio di detto Ill.re Marchese e mi ordinò che, essendo passate le sette, due cavalli perché doveva andare a prendere 4 agnelli da alcune mandrie ,per potersi dare a mangiare alle dette persone di Peschici ,atteso nella bottega del macello non vi era carne ,ed io avendo posto le selle a due cavalli montammo rispettivamente a cavallo ai medesimi e ci incaminammo-Continua

Giuseppe Laganella

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Il cammino e giungemmo in qiesta terra conducendo gli agnelli predetti nel palazzo ,ed avendo fatto sapere a detta Ill.re Marchese non mi sovviene per qualche persona ,che erano stati già portati gli agnelli presi uno dalla mandria di Felice Caputo e gli altri tre dalla mandria di Gio Batta Visconti ,mi fu ordinato che li avessi portato nella bottega sita del macello e del macellaro Cataldo Paduanella li avessi fatto uccidere e scorticare ,per potersi poi cuocere e darsi da mangiare a dette genti di Peschici ,cos' come esegiii altrettanto essendo anche venuto il castrato portato da Francesco Antonio Salvadore che era stato mandato dal Mag.Gio Batta Visconti con un mulo a prendelo,lo portai anche in detta bottega del macello e ed essendomi così' stato ordinato da genti al servizio del detto Ill.re Marchese lo feci uccidere e scorticare ,portandone poi la carne nel palazzo ;ma in tempo ,che come io sopra stavo nella bottega del macello a far scorticare gli animali predetti qui vi si portò il Mag.Gio Batta Visconti ,il quale credendo che non fossero stati uccisi i suoi tre agnelli li pretendeva restituiti lamentandosi di essere stati presi ,ma perché si trovavono uccisi non non se li poterono restituire.Dopo che ebbero mangiate le suddette persone di Peschici il nominato Ill.re Marchese di Giuliano si pose a cavallo ,con altri genti del suo servizio e andò in Peschici accompagnato dalle medesime persone travestite da turchi ed armate con essermi andato anche io.

Nè altro di questo io so ed è la verità in causa.scientis.

Inteso chi può depositare le cose predette detti Sig. i nominati Pasquale Paolino,Leonardo Pizzarelli,Cataldo Paduanella e Francesco AntonioSalvadore con Felice Caputo pastore rispettivamente deponerono quanto sopra.

Per segno di croce.   Dell'Acqua Presidente.

Giuseppe Laganella

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Leonardo Michele d'errico di questa terra d'Ischitella dice fare il pescatore di età sua di anni 32 inteso come testo con giuramento nell'interesse e espressamente sopra il presente interesse di prima.

Inteso sa se dalla mandria delle pecore del M.co Gio Batta Visconti fossero stati presi agnelli da chi,come quando,dove d'ordine di chi,per quale causa detto Sig.re la verità che io so sopra quanto mi si domanda , come ritrovandomi nell'anno prossimo passato 1758 a servire in qualità di guardiano l'ill.re Marchese Giuliano figlio dell'odierno Ill.re Prencipe di questa terra dati da cui servizi sono uscito poi nel giorno primo di gennaio del corrente anno 1759 mi ricordo che verso la fine di marzo o principio di Aprile di detto prossimo anno 1758 in una di quelle mattine che non ricordo lo preciso per la lunghezza del tempo ,ma era giorno festivo,vennero in questa terra d'Ischitella da circa 50 persone della terra di Peschici feudo di di detto ill.re principe e distante da questo abitato circa nove miglia travestite a guisa di turchi armati con scoppette e portavano anche il tamburro,ed intese che erano convenute per dimostrare un atto di distinzione a detto ill.re Marchese ed accompgnandolo in tal guisa fino a detta terra di Peschici ove doveva conferirsi. Fui chiamato sulle stanze del palazzo ove trovatovi detto Ill.re Marchese ed il Mag.co Gio Batta Visconti che allora era Sindaco di questa Università ,intesi ,che si discorreva di doversi mandare a prendere qualche animale per darlo a mangiare a dette genti di Peschici ,e fu determinato da esso Gio Batta Visconti che presente il medesimo Ill.re Marchese ,che si fossero mandati a prendere dalla campagna quattro agnelli ,ciò a a uno dalla mandria di Franc.Antonio Ventrella ,un altro da quella del Mag.co Saverio Agricola ,un altro dalla di Felice Caputo ed ultimo dalla mandria di esso Mag.co Visconti ,atteso inquesta terra. Continua.

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Un processo al Visconti nel 1758 a Ischitella (213° parte).

nella solita bottega del macello non si faceva carne ,ed io a far ciò mi fu ordinato ancora, che mi fossi unito con Pasquale Paolino altro guardiano mio compagno che fossimo andati a prendere detti agnelli delle stesse mandrie ,onde eseguendo tal’ ordine ,che io vidi essere il volere di detto Marchese il medesimo Visconti mi accompagnò in atto che io calavo dalla scala del palazzo insinuandomi a dire ed eseguire esattamente quanto mi era stato ordinato da esso medesimo alla presenza dell’Ill.re Marchese e chiamatomi il Pasquale Paolino col quale partii rispettivamente a cavallo con due cavalli ci incaminammo verso quelle campagne e verso le mandrie più vicine e per strada conoscendo che l’ora era tardi e se andavamo in tutte quattro le mandrie a prendere agnelli saremmo ritornati troppo tardi ,perciò determinammo di andare nelle mandrie più vicine che erano quelle del suddetto Felice Caputo e Gio Batta Visconti e dalle medesime prendemmo due agnelli ciascheduno ,infatti giunti dalla mandria del Felice Caputo trovammo un solo agnello buono e presolo passammo poi all’altra mandria del Mag.co Go Batta Visconti e ne v’erano vari buoni onde stimammo di prendere gli altri tre e c’incaminammo di ritorno verso questo abitato .Per strada incontrammo Leonardo Pizzarelli pastore del Mag.co Visconti ,il quale avendo saputo da noi che avevamo presi tre agnelli dalla mandria del suo padrone ci disse che li avessimo lasciati ,perché il medesimo padrone aveva dato l’ordine di mandare in questa terra uno dei due castrati ,che erano in detta mandria per regalarlo a detto Marchese senza far toccare gli agnelli, ma tanto io ,quanto l’altro mio compagno gli rispondemmo che non potevamo farlo perché l’ordine di detto Marchese era di doversi prendere gli agnelli ,seguitammo il cammino –Continua.

Giuseppe Laganella.

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