Articoli filtrati per data: Sabato, 01 Settembre 2018 - Ondaradio - Tra le vie della città Gargano

Ad agosto il presidente del Consiglio, Antonio Conte, e il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, all'indomani delle due stragi della strada che hanno coinvolto i braccianti agricoli migranti. Lunedì 3 settembre, sempre a Foggia, il vice premier Antonio Di Maio, per la questione caporalato. Mercoledì 5 settembre in Foresta Umbra sul Gargano, la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, per inaugurare lo squadrone Carabinieri "Cacciatori di Puglia". Ed ancora il premier Giuseppe Conte, atteso a fine settembre a Volturara Appula, sua cittadina natale, per ricevere le chiavi del paese. Mai tanti esponenti del Governo nel giro di un mese erano venuti in Capitanata. 

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È la strada che percorre lungo la costa dal monastero di S. Francesco sino all’imbocco di via Barion, nei pressi del Castello.

Sarebbe, però, opportuno intitolare il tratto iniziale che raggiunge il largo Seggio o almeno la traversa di vico S. Pietro, alle Clarisse per ricordare il bene e esse fecero a Vieste, nel loro breve soggiorno con il dedicarsi in particolare e con spirito serafico all’educazione delle fanciulle.

La parte restante rimarrebbe con l’antica denominazione di via Ripe, anche è interrotta all’imbocco di via Cimaglia e via Levante per il crollo della falesia causato dal terremoto del 1646. Questo ultimo breve tratto di costa era noto con il toponimo di Capo.

Tutta la Ripa rappresenta un vero balcone proiettato sul mare ed è la passeg­gia più suggestiva di Vieste, perché qui lo sguardo si perde sull’interminabile azzurro del mare e del cielo, allargandosi sul grande arco che dalla Punta di S. Francesco raggiunge a Sud la Testa del Gargano. Solo il tratto che univa il piazzale del Seggio con gli sbocchi di via Patrone e di via Judeca è andato irrimediabilmente distrutto con lo stacco della falesia, causato dal terremoto del 1838. Su questo tratto vi era una strada molto utile agli abitanti e su cui si snodavano le varie processioni che partivano dalla Cattedrale.

LA CITTA’ VISIBILE

L’Odonomastica di Vieste, dall’Era Antica ad Epoca Contemporanea

MATTEO SIENA

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È possibile scongiurare l’agonia in cui sta scivolando la nostra civiltà? Che ne è dell’uomo quando smarrisce i benefici garantiti dalla parte più evoluta del suo cervello? Quando delega le sue funzioni ad appendici digitali, vere e proprie protesi, innescando una regressione che cancella ogni traccia del salto evolutivo per cui è stato definito sapiens sapiens, diventando stupidus stupidus? Quando la nostra mente perde progressivamente la razionalità e l’affettività, e intanto muore l’etica, muoiono gli dèi, che vengono sostituiti dal denaro e dal successo?Vittorino Andreoli sa che l’uomo si può “rompere”, come psichiatra ha seguito e curato molti pazienti aiutandoli a sollevarsi dalle loro cadute. Ecco perché non ha perso la fede nell’uomo e nelle sue possibilità. In queste sue nuove pagine vuole lanciare un allarme e spingerci a riflettere sulla regressione del nostro tempo, che rischia di cancellare le conquiste che hanno segnato la storia dell’Occidente. Convinto che la morte di una civiltà possa essere osservata e testimoniata, e che se ne possano indicare i segni premonitori, mette a fuoco tre comportamenti talmente diffusi da essere diventati regole: la distruttività, la caduta dei princìpi primi che sono alla base del vivere sociale e l’uomo senza misura. Intorno a questi tre grandi temi, svolge la sua analisi arrivando alla conclusione che l’uomo vada ormai escluso dall’ambito della sapienza. Il tratto che oggi lo definisce meglio è l’essere stupidus, secondo il significato etimologico, che condivide la radice con “stupore”. Lascia infatti attoniti, sbalorditi, che un uomo possa assumere gli atteggiamenti dominanti nel nostro tempo, ma ancora più incredibile è che lo possa fare una comunità intera, un popolo.Un margine per invertire la rotta ancora c’è, per farlo occorre però riaffermare i princìpi che permettono il procedere della ragione, la bellezza della cooperazione contro l’esasperato individualismo, integrando sentimenti e razionalità.

"L'uomo da sapiens è diventato stupidus perché ha perso il senso del limite"

Professor Vittorino Andreoli, il suo nuovo libro, che uscirà fra due giorni per Rizzoli, si intitola Homo stupidus stupidus. Parla del mondo di oggi. Un po' polemico?

«Ma guardi, non è mia intenzione. Lei, io, tutti noi apparteniamo alla specie Homo sapiens sapiens».

Ce lo ha insegnato Darwin.

«Nell'albero dell'evoluzione, che lui disegna nel 1859, a un certo punto incontriamo l'Homo che, circa 200mila anni fa, si definisce sapiens; e poi, dopo altri centomila anni circa, si aggiunge un altro sapiens. E diventa sapiens sapiens».

Non va bene?

«Non so come si senta lei, ma io sono a disagio in questa definizione, soprattutto in questo momento storico. Perciò dico: dobbiamo correggere la nostra collocazione evolutiva, perché siamo regrediti all'Homo stupidus stupidus. Attenzione però: stupidus è in latino, come sapiens».

E quindi?

«Ha la stessa radice di stupor, qualcosa che colpisce. Vuole essere un termine dell'antropologia, non un'offesa. Che poi, se do del cretino a uno, non lo offendo: faccio diagnosi».

Professore...

«Guardi, nelle sue prime classificazioni psichiatriche, Pinel definisce quattro categorie: la malinconia, la mania, il cretinismo e la demenza. In Italia, nell'Ottocento, all'epoca della pellagra il cretinismo era una diagnosi».

Tornando allo stupidus...

«A me sembra più offensivo chiamare quest'uomo sapiens, due volte oltretutto. Perché l'uomo si sta comportando in modo stupido: fa cose contro se stesso, contro l'evoluzione. Mi pare evidente che l'uomo stia diminuendo la sua sapienza. Infatti parlo di agonia della civiltà, e per civiltà intendo quella nata ad Atene intorno al VI secolo a. C.».

L'uomo non è da sempre imperfetto, per esempio in molte funzioni, rispetto ad altri animali?

«Le imperfezioni sono importantissime. L'uomo imperfetto cerca, tende alla perfezione, non è quello che distrugge. Se conosce un uomo perfetto, me lo mandi che lo curiamo».

Nel libro parla di regressione anche a livello cerebrale, di «neocorteccia a riposo». È così?

«È a riposo perché non è utilizzata. E, quando un organo non è usato, regredisce. Stiamo perdendo la memoria dei numeri, perché la deleghiamo al cellulare; e, ancora più grave, la memoria semantica».

È colpa della tecnologia quindi?

«Non do la colpa alla tecnologia. Quello che mi preoccupa è che dovremmo renderci conto che siamo sulla strada sbagliata, per riuscire a correggerci. Amo questa civiltà: non sono un apocalittico, io curo. Ma stiamo diventando l'Homo pulsionalis: non c'è più il controllo della ragione».

Le pulsioni non esistono da sempre?

«Certo. Però Vico diceva: la civiltà è il passaggio dalle pulsioni alla ragione. Il problema è che gli istinti non sono più controllati, in maniera diffusa. Il comportamento dell'uomo è contro se stesso».

Da che cosa lo vede?

«Da tre sintomi. Il primo è la distruttività. In essa non c'è scopo: l'uomo distrugge, uccide l'altro, se stesso e spacca tutto. Distruggiamo la nostra casa, le donne, i bambini. Stiamo distruggendo la storia, i siti archeologici... Tutto. C'è una cultura del nemico».

Che cos'è?

«Funziona così: incontro una persona e, fino a prova contraria, è uno che ce l'ha con me e mi vuole uccidere. Ma questa, che non è cultura bensì pregiudizio, blocca la società: l'uomo è fatto per relazionarsi all'altro».

E qui veniamo al secondo punto dolente, l'etica.

«Il secondo segno della regressione: la chiamo la caduta dei principî. I principî non sono più considerati. E non è vero che sia sempre stato così».

Di quali principî parla?

«Quello per cui io devo rispettare l'altro. Attenzione: non parlo di leggi. La nostra società legifera su tutto, e poi nessuno segue le leggi; ma i principî non sono legiferabili: fanno parte della società umana, perché rendono possibile il vivere in relazione con gli altri».

C'è un legame fra questa situazione e la follia, quelle che chiama le «fratture io-mondo»?

«La vita di ciascuno nasce da un rapporto fra l'io e il mondo, inteso dal punto di vista sia naturale, sia delle relazioni umane. La vita è un adattarsi - non passivo, bensì attivo, dice Darwin, che usa il termine fitness - dell'io al mondo».

E se il rapporto si rompe, o non si realizza?

«Nascono le categorie della follia: l'incapacità di vivere nel mondo. Per esempio, il depresso vuole fuggire da esso. Lo schizofrenico invece si divide dal mondo, non lo riconosce più, è come chiuso in una torre. Nel delirio maniacale invece sono io che domino il mondo».

E oggi che cosa succede?

«Se chiamo tutti nemici; se vivo nella paura; se temo perfino mio fratello, allora lo società non esiste più. Poi c'è un terzo sintomo, che analizzo».

L'uomo senza misura.

«Non so se ha notato, ma ormai è un termine originale. Non si usa più. Oggi occorre l'eccesso: se non mostra quello che ha solo lei, come fa?».

L'eccesso ci danneggia?

«Avremmo la possibilità di svolgere una vita individuale e sociale di gioia. Sa, da psichiatra vorrei che tutti vivessero bene: è la mia malattia, ma mi serve per curare...».

E invece?

«E invece mi chiedo: perché c'è questo eccesso? Perché il ritorno a queste povertà medievali e a queste ricchezze estreme? E badi che io non ce l'ho con la ricchezza. Ma stiamo regredendo alla pulsionalità, al faccio quello che voglio. Come certi quindicenni, ma questo è un altro problema».

Perché ha deciso di occuparsi di un paziente così «esteso»?

«Lo so che io mi occupo di un uomo alla volta, ed è bellissimo, perché un uomo è un mondo; ma qui è un insieme, una civiltà che sta degenerando. E questi tre segni indicano non che un singolo paziente è matto, bensì che la nostra società intera è in agonia, che sta per morire. Se non si cura, la civiltà crepa. E a me di tornare al mondo selvaggio non va per niente».

È la pulsione di morte di cui parlava Freud, che si realizza?

«Credo di sì. Negli anni Venti nessuno gli credeva, lo spinsero a lasciar perdere...».

Professore, esistono anche dei meccanismi di difesa, che ci portano a nascondere questa crisi della civiltà?

«Certo. Esistono a livello sia individuale, sia sociale. Pensi a quello che succede sui social network, alla vendita dei nostri dati, alle fake news... Chomsky ha scritto un libro, I padroni dell'umanità: attenzione, non delle terre o dell'acciaio, ma proprio dell'umanità».

Che cosa fanno?

«Compensano la situazione in cui siamo facendola apparire come vogliono loro. Altro che libertà: siamo succubi di questi strumenti, a cui demandiamo tutto, anziché affidarci al nostro cervello».

Il nostro cervello è in pericolo?

«Io faccio un'esaltazione del nostro cervello. Ma sono preoccupato, perché ce lo stanno portando via: ce ne danno uno in tasca, molto bello, ma io sinceramente preferisco il mio che ho nella testa, anche se è vecchio...».

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Il San Ferdinando e il Real San Giovanni potrebbero lasciare la terza categoria e ap­prodare attraverso il ripescaggio nel torneo regionale di seconda. Confermate le iscrizioni di tre nuove società: Polisportiva Sammarco, Footbal San Nicandro e Peschici. In attesa di quasi sicuro ripescaggio, la Virtus San Fer­dinando ha scelto il suo tec­nico per la prossima sta­gione. A guidare i ragazzi del presidente Arcangelo Logrieco e del dg Gianfran­co Tarantino, sarà Vincen­zo Dipaola ex calciatore, nonché responsabile del settore giovanile. Anche il Real San Gio­vanni spera nel ripescag­gio: lo ha annunciato il pre­sidente Mimi Piano che ha sottolineato come la sua so­cietà continuerà a lavorare sui giovani del vivaio e che Salvatore Pollino sarà il tecnico della pros­sima stagione. Primo raduno, poi dalla prima settimana di settembre inizierà ufficialmente la stagione sportiva della Polisportiva Sam­marco scomparsa lo scorso anno dopo quasi un secolo di storia calcistica e rifondata qual­ che settimana fa da alcuni simpatizzanti. La compagine granata si iscriverà alla terza categoria. Franco La Torre sarà il tec­nico dei granata con il responsabile del settore tecnico Luigi Di Claudio al suo fianco. Peschici in fermento, in paese non si parla d’altro: della squadra di calcio che parte­ciperà al prossimo campio­nato di terza categoria. E la campagna abbonamenti iniziata solo qualche gior­no fa viaggia a gonfie vele. In molti si assicurano l’abbonamento, diversi i garganici che andranno via ed oggi sono in città solo per le vacanze: anche diversi di loro hanno acquistato l’ab­bonamento per sostenere la squadra. Inoltre sono tante le attività commerciali che si stanno stringendo intorno alla società. La Football San Nicandro sarà guidata da Carlo Gaeta. La società dei pre­sidenti Matteo Fiorio e Lello Vocale è già al lavoro per preparare l’organico che in gran parte sarà composto da giovani calciatori provenienti dagli “Allievi”-

A.V.

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Fervono i preparativi per la Vieste Night Run, corsa non competitiva in programma sabato 8 settembre nella città di Cristalda e Pizzomunno. A poco più di una settimana dall’iniziativa, fortemente voluta dall’amministrazione viestana, l’entusiasmo cresce sempre di più.

La Vieste Night Run, che sarà percorribile sulla duplice distanza di 5 e 10 km, promette di essere un autentico spettacolo, con musica, divertimento e coinvolgimento di artisti. Niente ordine d’arrivo, ognuno potrà vivere la corsa a modo suo, in modalità “walking”, in compagnia di amici e parenti. Col sorriso sulle labbra e voglia di trascorrere una serata diversa.

Aperta a bambini e diversamente abili, la manifestazione vuole lanciare un messaggio forte e chiaro in termini di inclusione e puro sport. “L’evento – spiega l’assessore alla Socialità Graziamaria Starace – si pone in coerenza con la nostra idea di sport partecipato e aggregante. Niente barriere, solo tanta voglia di essere una comunità unica, coesa, all’insegna della positività e della fiducia. Non a caso abbiamo fortemente voluto che all’evento partecipassero atleti e persone diversamente abili. Per noi praticare sport vuol dire esattamente questo: tutti assieme, tendendosi la mano, verso un obiettivo comune”.

La Vieste Night Run avrà inizio alle 21 da Marina piccola e si dipanerà su un percorso che unisce le location più belle e suggestive della splendida città garganica. Tante le associazioni che hanno manifestato interesse all’evento, promettendo di partecipare in gruppo. Tra queste l’Agesci (gruppo scout Vieste 1) e l’associazione Angeli H, con il centro diurno.

Ma la “corsa sotto le stelle” è pronta ad abbracciare ulteriori realtà del territorio. “Vogliamo che l’evento – conclude l’assessore al Turismo Rossella Falcone – sia volàno di promozione della nostra città. La Night Run sarà il manifesto di una Vieste più bella e accogliente che mai. Con tantissimi bambini, adulti, corridori. Gente pronta a sposare il nostro messaggio”.

Molti sono i partecipanti provenienti da fuori Vieste, che hanno già formalizzato la propria iscrizione, prenotando anche la loro presenza nelle strutture ricettive della città. Da qualche giorno peraltro, oltre al canale del sito www.viestenightrun.it, è possibile iscriversi anche direttamente a Vieste, presso lo Snai Caffè di corso Lorenzo Fazzini.

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Citandi sono come sopra.               |

Il Mag.co Michelangelo di Monte |

Il Mag.co Giuseppe Ventrella         |

Il Mag.co Michelantonio di Cato     |

D. Gio Batta Pizzarella                    |

D. Costantino Cortese                       |

Pietro Cassa                                         |

Angela di Monte                                 | della terra d’Ischitella

M.co Saverio Agricola                       |

M.co Michele d’Avolio                       |

Don Agricola di Monte                     |

Don Domenico Valente                     |

Pietro Cassa                                         |

Caterina Cugnidoro                             |

Don Francesco di Michele Basile      |

Nello stesso tempo e stesso luogo ricevuto Petrus Giordano Honorabile governatore straordinario della regia dogana mensa di Puglia ricevette da me le cose infrascritte per nello stesso giorno predetto intimasse e notificasse il ricevuto ordine e si contenta in esso sopradetto. I testi presenti presso il predetto Sig.re che sono in argine segnati e in fede.

Dell’Acqua Presidente e in fede.

Giuseppe Laganella

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Continua l’attività di contrasto al “caporalato” messa in atto dagli uomini dell’Arma della Compagnia di Manfredonia, in particolare nell’agro di Borgo Mezzanone.

Un altro mezzo con targa bulgara è stato sequestrato nel pomeriggio di ieri poiché privo di qualsiasi documento, sul quale sono ora in corso accertamenti.

Anche in questo caso il furgone viaggiava in condizioni di sicurezza praticamente inesistenti, trasportando numerosi extracomunitari impiegati quali braccianti agricoli. Alla vista dei militari, conducente e trasportati si sono dileguati di corsa per le campagne limitrofe, facendo al momento perdere le proprie tracce, dopo aver abbandonato il furgone ancora in movimento sulla strada. Ai Carabinieri, infatti, è anche toccato il non semplice compito di mettere in sicurezza il mezzo, che continuava a marciare senza più controllo lungo la strada, con gravi rischi per gli altri utenti.

All’interno del furgone, chiaramente utilizzato per il trasporto di immigrati, sono stati rinvenuti materiali di fortuna sui quali i militari dell’Arma stanno effettuando i dovuti accertamenti, soprattutto al fine di identificare proprietario e reali utilizzatori del mezzo.

I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di San Giovanni Rotondo, invece, nella mattinata odierna hanno eseguito un altro servizio finalizzato alla prevenzione e repressione di reati concernenti lo sfruttamento del lavoro ed alla sua intermediazione illecita, che ha interessato alcune campagne di San Marco in Lamis.

Nel corso dell'operazione sono stati sequestrati due mezzi, verosimilmente utilizzati da braccianti agricoli assunti in modo irregolare, visto che nei campi vicino al luogo dove erano stati lasciati parcheggiati i mezzi nessuno si è lasciato nemmeno vedere.

L'attività, questa volta, non è stata effettuata lungo le strade, ma direttamente sui luoghi di lavoro, trovati però stranamente deserti.

Sono così stati sequestrati un furgone Fiat Ducato cassonato, modificato con l’aggiunta di quattro panche di legno allo scopo di consentire il trasporto di persone, e un'autovettura, una vecchia Opel Astra, sulla quale si è scoperto anche che dal 2015 pendeva anche un provvedimento di sequestro emesso dal Tribunale di Genova – Ufficio Misure di Prevenzione a carico di una cittadina rumena. Entrambi i mezzi, con targhe italiane, erano completamente privi di documenti e di copertura assicurativa. Sono ora in corso gli accertamenti per identificarne i proprietari e i reali utilizzatori, ma intanto, essendo stati immatricolati in Italia, agli obbligati in solido verranno notificate le violazioni accertate.

Ulteriori indagini, invece, dovranno chiarire di chi è la proprietà delle campagne interessate, e come mai, all'arrivo dei Carabinieri, nei dintorni non si sia trovata anima viva.

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