Articoli filtrati per data: Mercoledì, 01 Agosto 2018 - Ondaradio - Tra le vie della città Gargano

Ufficializzata la data di Peschici, su www.ticketone.it è ora possibile acquistare i biglietti per il concerto di Fiorella Mannoia del 20 Agosto sull’Arenile del porto di Peschici. Oltre che sul sito Ticket One è possibile acquistare il proprio biglietto nei punti vendita Ticket One di Foggia (Ipercoop Foggia c/0 Mongolfiera, Media World Foggia c/0 Grand Apulia, Service.com viale Ofanto 361).

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Mercoledì, 01 Agosto 2018 17:20

Foggia/ Serlenga lascia Teleradioerre

Saverio Serlenga da oggi non è più il direttore di Teleradioerre, la storica emittente televisiva di Capitanata da poco trasferita a Carapelle. Serlenga lascia la direzione dopo ben 19 anni trascorsi a ricoprire i ruoli di corrispondente, inviato e responsabile di redazione. 19 lunghi anni, sempre in giro in lungo e in largo per la provincia di Foggia: dal Gargano ai Monti Dauni, al Tavoliere e alla città capoluogo, sempre a caccia di notizie, soprattutto in quei comuni appartenenti alla cosiddetta Piccola Italia.  

Punto di riferimento anche per noi che spesso abbiamo utilizzato il suo prezioso materiale. "Non è stato facile prendere questa decisione - ci racconta al telefono - ma tutto ha un inizio e una fine. Ho il dovere di ringraziare tutti i miei colleghi di redazione, i tecnici e soprattutto i cittadini di questa nostra bella terra. Un ringraziamento particolare va agli editori che hanno creduto nel mio lavoro: Euclide Della Vista che mi ha voluto responsabile di redazione e la famiglia Curci che lo scorso anno con l'acquisizione di Teleradioerre ci ha confermati in blocco. Il futuro? Vedremo. Una cosa è certa, non cambio lavoro".

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“Pubblicato il nuovo Avviso pubblico Pass Laureati 2018,  il bando attraverso il quale la Regione Puglia intende sostenere i giovani pugliesi che, conseguita la laurea, intendono accrescere le proprie competenze, realizzando il perfezionamento professionale attraverso la partecipazione ad un percorso di alta formazione. In particolare, tale sostegno è assicurato attraverso l’erogazione di un voucher per la frequenza di Master post lauream in Italia o all’estero”.

 Lo annuncia Sebastiano Leo, assessore regionale al Diritto allo Studio, alla Formazione e al Lavoro, commentando la pubblicazione di Pass Laureati sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia di giovedì 26 luglio scorso.

 “Il voucher formativo – informa l’Assessore – rimborserà le spese sostenute dai ragazzi per l’iscrizione al master, per il trasporto pubblico, per il vitto, per l’alloggio e per la polizza fidejussoria. L’edizione 2018 di Pass Laureati ha accolto moltissime delle indicazioni e dei suggerimenti rivenienti proprio dai ragazzi che si sono confrontati con Pass Laureati 2017. Ad esempio, i master finanziabili sono quelli erogati dalle Università italiane e straniere, pubbliche e private riconosciute dall’ordinamento nazionale, i master accreditati presso i principali istituti di riconoscimento, e – novità 2018 - anche quelli erogati da Istituti di formazione avanzata, sia privati che pubblici, in possesso di esperienza documentabile decennale nell’erogazione di Master post lauream”.

 “Cambiano anche le modalità di partecipazione al bando: l’edizione 2018 di Pass Laureati – continua Leo – prevede delle finestre temporali durante le quali è possibile partecipare all’Avviso: la prima finestra si apre il 28 agosto 2018 e si chiude il 20 settembre 2018. Ci saranno poi altre quattro finestre: una a novembre 2018, una a febbraio 2019, una a giugno 2019 e l’ultima a settembre-ottobre 2019. Sarà quindi possibile presentare le istanze di partecipazione entro i suddetti intervalli, così i ragazzi interessati potranno scegliere la finestra più consona rispetto alla data di inizio del master prescelto che, come noto, sono molto diverse tra loro. Per la partecipazione al bando – altra novità digitale dell’edizione 2018 – è necessario essere titolari di una utenza SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) ed effettuare l’accesso al portale Sistema Puglia attraverso questo canale”.

 “L’importo massimo erogabile a rimborso del solo costo di iscrizione è di € 10.000,00 per i master all’estero e di € 7.500,00 per i master sul territorio nazionale, più ovviamente le spese di vitto, alloggio, trasporto pubblico e polizza secondo le tabelle contenute nel bando.

Le risorse disponibili per finanziare il presente avviso pubblico ammontano ad € 15.000.000,00, in gran parte rivenienti dal POR PUGLIA 2014-2020”.

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Gentile redazione di OndaRadio, chi vi scrive è sempre quel gruppo delle sessanta Guardie Ecologiche Volontarie che dopo aver frequentato un corso organizzato dall'ente Provinciale di Foggia e superato gli esami (scritto ed orale) dinanzi ad una commissione regionale, in data 03 novembre 2016 ha ottenuto la qualifica di Guardia Particolare Giurata dalla Prefettura di Foggia, mentre altre 18 Gev hanno ottenuto tale qualifica il 13 dicembre 2016, dopo tanto tempo di attesa dal superamento degli esami. In quelle date, finalmente, avevamo ottenuto tale riconoscimento da parte della Prefettura che oltre a rilasciarci il decreto, aveva approvato anche la pettorina per il servizio di Vigilanza Ecologica presentata dall’Ente Provinciale. Il giuramento fu riportato da diverse testate giornalistiche locali della Capitanata, così come prima alcune testate locali hanno riportato la questione dell’attesa del rilascio del decreto prefettizio, infatti abbiamo dovuto aspettare quasi due anni affinché la Prefettura accogliesse la richiesta della locale Amministrazione Provinciale, volta ad ottenere l’approvazione della nomina a Guardia Particolare Giurata di noi abilitati GEV, vicenda andata poi a buon fine. Dopo tutto questo tempo dall'ottenimento del decreto di nomina il “Servizio di Vigilanza Ecologica Volontaria” resta ancora fermo, non sapendo ancora le motivazioni che comporta questo ritardo. Oggi, abbiamo appreso con molto piacere che nella Provincia di Lecce, dopo diversi anni di stallo sulla competenza territoriale, finalmente potrà partire il servizio delle Guardie Ecologiche Volontarie, grazie ad un’intesa tra la Provincia e i Comuni. Ci auguriamo che lo stesso avvenga anche nella nostra Provincia di Foggia, in modo tale che anche qui il “Servizio volontario di Vigilanza Ecologica” istituita dalla Regione Puglia con L.R. n. 10/2003 e R.R. n. 4/2006 possa partire. Vi porgiamo i nostri più cordiali saluti.

Guardie Ecologiche Volontarie ancora in attesa

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L’importanza capitale che la comunicazione ha assunto ai nostri giorni rappresenta un dato di fatto incontrovertibile. Fino a qualche anno fa il giornalista era il veicolo delle notizie. Oggi, ne è soprattutto l’interprete. L’informazione è finita. Non il mestiere, non la professione –sia chiaro-, ma l’informazione. Questo naturalmente è un ragionamento di un ultimo “antico”, quindi sarebbe da prendere con le pinze, però più ci penso e più ne sono persuaso: l’informazione è finita causa eccesso di informazione. Paradossale, no!? È quello che ti insegnano al primo anno di economia: il primo cucchiaio di minestra ti salva la vita, il secondo ti nutre, il terzo ti fa piacere, ma, alla lunga, il decimo ti uccide. Ha vinto la comunicazione, il marketing.

Aggiungiamoci un altro aspetto. Articolato, ma sensato: non scrivere quello che si vede e non dire quello che si pensa, senza dimenticare mai che quello che si pensa non è la verità assoluta, visto che non c’è nessuna verità. La cosa peggiore che può fare un giornalista è non essere onesto. Oggi quanti scriverebbero una volta scoperta la mamma puttana che è puttana? Questo deve fare il giornalista, ma lo fa? Naturalmente non c’è una verità oggettiva; non esiste, ma questo è un tema più profondo, e rischiamo di sfociare nella metafisica. C’è un bellissimo film degli anni Cinquanta di Akira Kurosawa che si chiama Rashomon. Kurosawa ti fa vedere la scena di un samurai e di sua moglie che vengono aggrediti in un bosco. Lei viene stuprata e lui ucciso. Poi c’è il processo, e al processo ognuno racconta la sua verità. E Kurosawa ti fa vedere ogni volta la stessa scena, senza cambiare una virgola, ma ogni volta la verità è diversa. Esiste l’obiettività relativa, non quella assoluta!

Il mitico direttore de La Notte, Nino Nutrizio stordiva i suoi redattori con un refrain: «il giornalismo si fa prima coi piedi, poi con la testa». Prima devi andare sul posto, osservare, parlare, ascoltare eccetera. È solo dopo che viene la testa. Oggi, qualcuno li ha definiti i sopravvissuti. I super resistenti. O se volete i testimoni di un tempo che fu. In effetti il cronista-inviato è l’unico mestiere, nell’ambito del giornalismo, che sopravvive all’invasione della tecnologia internet, alla comunicazione via Twitter o via web o se si vuole alla mediazione della rete. E’ solo suo merito se si continua a dire che esiste ancora quella che noi continuiamo a chiamare informazione. Il cronista sia esso di cronaca, di finanza o di giudiziaria, di carta stampata, di televisione o radio, è l’unico giornalista che è costretto a mantenere ancora un rapporto diretto con la realtà, coi fatti, con l’accadimento materiale. È l’unico giornalista offline. Si direbbe un giornalista di strada, unico testimone del cambiamento di pelle che il giornalismo ha subito in tutto il mondo con l’avvento della cosiddetta grande ragnatela del mondo, l’ormai nota World Wide Web.

Saverio Serlenga è un sopravvissuto-resistente, del tipo Ultimo dei Mohicani. Alzi la mano chi ricorda sul nostro Gargano un cronista-inviato a 360° prima di LUI, durante LUI e sfido ad immaginare il dopo LUI? Certo sono tanti i cronisti del nostro territorio, ma Saverio, che è nato a Manfredonia, è abitante di Rignano, di Foggia, Vieste, Peschici, Carpino, Ischitella, S. Giovanni Rotondo, Apricena, Rodi Garganico, S. Nicandro Garganico, Mattinata, Vico, Monte Sant’Angelo….

Primo Levi definisce il cronista come il fante del giornale. Saverio è il fante del Gargano. Da 30 anni è in prima linea, oppresso dalla fretta, dal terrore di mancare l’appuntamento col fatto o col fattaccio. Gli è negato lo schermo caritatevole dell’ignoranza: deve ficcare il naso nella realtà più crudele e sordida, quella che i benpensanti rimuovono. Ma non di rado è costretto anche a calarsi nei panni dello psicologo, sociologo, politico. “Io credo – una delle sue perle – che i fatti sono fatti, e che essi sono accertabili attraverso un racconto onesto di mente aperta e diligente. Credo che si possa giungere alla verità sovrapponendo fatti a fatti, proprio come la costruzione di un palazzo. Penso che il giornalismo lo si impari facendolo”. E’ partito inventandosi con alcuni amici una radio nel ’94, Rete Smash Gargano. Indimenticabile il suo primo servizio: la radiocronaca della visita di Giovanni Paolo II a Manfredonia. Ha collaborato con ReteGargano, Radio Manfredonia Centro, Radio Nova e Radio Delta 1. Approda a Teleradioerre nel 2001: inviato, caposervizio, redattore capo ed ora direttore responsabile della testata foggiana. Ha fondato e diretto il Corriere del Golfo e del Gargano dal 1996 al 1999, anno in cui inizia a collaborare con la Gazzetta del Mezzogiorno. Dal 2003 diventa corrispondente de la Gazzetta dello Sport. Continua a collaborare con emittenti televisive regionali come Telesveva e Telenorba. E’ stato capo ufficio stampa del Parco Nazionale del Gargano dal 1999 al 2004, e del Comune di Manfredonia dal 1997 al 1999, ha lavorato anche in diversi uffici stampa di enti e aziende private. Insomma gavetta e carriera ottima e abbondante. Ancora oggi trova forza e tempo come conduttore radiofonico e televisivo, animatore di serate ed eventi culturali, talk show di attualità, politica e spettacolo. E’ docente di giornalismo e comunicazione di massa presso l’ENAIP di Foggia e il Liceo Classico di Vico del Gargano. Nel 2011 gli viene riconosciuto il premio di giornalismo intitolato a Paone (Lanciano) e nel 2012 il premio di giornalismo intitolato a Rampino (Trepuzzi) e ancora collabora con la nostra Radio, OndaRadio.

Da 30 anni contribuisce con le sue corrispondenze a spezzare il silenzio atavico che affligge il nostro Gargano. Aiutò e aiuta il territorio, non senza difficoltà, ad accelerare discussioni, a interrogarsi su quei processi di trasformazione che la nuova società ogni attimo innesca. Saverio è una macchina che con le migliaia di chilometri, con i suoi oltre diecimila sevizi, in questi suoi primi trent’anni, ha contribuito ad avvicinare, e spesso ci è riuscito, la periferia al centro, la voce all’orecchio e l’orecchio alla voce.

L’avvento di quelle radio, che con le sue corrispondenze aiutò, fu lo straordinario spartiacque tra due ere, e la certezza che il progresso finalmente arrivasse in diretta anche dalle nostre parti. Mai nella nostra storia millenaria i nostri luoghi hanno goduto di tanta informazione. Prima le notizie accadevano quando venivano pubblicate. Quei strumenti diventarono così in breve tempo la piazza dove si scambiavano contenuti. Anche se non di rado capita, come biascica Saverio, ancora oggi, dopo 30 anni, che quella piazza resti deserta.

Secondo una massima Zen chi è maestro nell’arte di vivere distingue poco fra il suo lavoro e il suo tempo libero, fra la sua mente e il suo corpo, la sua educazione e la sua ricreazione, il suo amore e la sua religione. Con difficoltà sa cos’è cosa. Persegue semplicemente la sua visione dell’eccellenza in qualunque cosa egli faccia, lasciando agli altri decidere se stia lavorando o giocando. Ecco, Saverio pensa di fare tutte queste cose insieme. In questi tre lustri ha fatto, e fa il cronista-inviato. Con la consapevolezza che mai avrebbe raggiunto il potere. Senza l’attesa di una rivoluzione che modificasse la sua situazione. Vive per la notizia che lui scherzosamente chiama “coriandolo”: il giorno dopo finito il carnevale non gliene frega più niente a nessuno – ripete. E nelle giornate grigie non di rado sembra rimproverarsi sconsolato - Ci sono persone pagate per dare notizie, altre per tenerle nascoste, altre per falsarle. Io non sono pagato per far niente di tutto questo. Non sono proprio pagato! E’ il prezzo amaro della libertà e dell’incapacità di essere cortigiani, ruffiani e puttani. Il giornalismo di quest’ultimo decennio – lamenta - è destinato sempre più ad essere al servizio delle fazioni, di interessi economici, o, peggio, dei propri tifosi. E’ un giornalismo che informa solo per il proprio tifo, per la propria piazza, per il proprio pubblico di riferimento, è un giornalismo che si indebolisce sempre più. Ed è un’informazione che perde credibilità, autorevolezza e anche sensibilità nel rappresentare i nostri luoghi”. Non si resiste per 30 anni in un condominio, come il nostro Gargano, dove tutti finiscono per conoscerti, e tutti possono incontrarti, se non si ha passione e amore per la propria gente. Non è una esagerazione affermare che anche con l’avvento di internet Saverio non è cambiato. Anche se, proprio internet, ha cambiato il mestiere del cronista. Con Internet il giornalista è sottoposto a continue verifiche. Proprio come Saverio già prima di internet.

La mossa animale della rete è eliminare tutte le mediazioni che si possono eliminare. Abituare la gente a urlare e faceboock è lo specchio di una società aggressiva. Perché passare da un’enoteca, quando si può scegliere e acquistare una bottiglia di vino da solo? La risposta ci sarebbe: perché quel negoziante ne sa qualcosa e tu non ci capisci granchè. Questa risposta è la risposta che negli ultimi vent'anni è morta, è diventata falsa, risulta inutile. Il motivo è semplice: se io sostituisco il parere di un esperto, con un “mi piace” mi convinco d’essere più vicino alla verità. Che me ne faccio della tua notizia! La rete è questa. L'informazione del XXI secolo è costellata da falsi d'autore, formulati da siti di opposizione, centri di propaganda e grandi intellettuali, giornali e tv, fondamentalisti e lobbisti, leggende urbane che diventano totem. Al suo posto si sta affermando un sistema orizzontale, che non è neanche più informazione ma conversazione di massa, un mondo in cui tutti si parlano, chi dà le notizie, chi le produce, chi le consuma in un barnum indistinto, un magma primordiale. Un sistema nel quale sono sempre più i cittadini a fare i giornalisti sul Web, su Twitter, su Facebook, su Instagram. È un rivolgimento che sta mettendo in discussione perfino la democrazia parlamentare, figurarsi i giornali! La democrazia è condivisione di idee e capacità di ascolto. Dalla mancanza di ascolto fioriscono le fake news. La domanda è lecita: che resterà dell'opinione pubblica, tramontati i mass media? Ora, la vera conseguenza di questo processo è solo una, e non è l’acquistare il vino da soli: la vera conseguenza è che da qualche anno la gente si sta allenando a fare a meno degli esperti, cioè delle élite. Non di quelle economiche, quella è un'altra storia, lì dormono tutti un sonno profondo. Parliamo di élite culturali: quelli che hanno studiato, quelli che sanno, che hanno approfondito. Non solo, nel tempo accumuli anche la quasi convinzione di essere stato per lungo tempo vittima di una truffa: te la puoi cavare benissimo senza quella élite. Ti convinci che quelli ti hanno fregato, portandoti via soldi, tempo, controllo sulla tua vita, indipendenza, libertà. Se non si dimostra l’importanza delle mediazioni, cioè di chi ha approfondito e studiato, si finisce per dare combustibile al risentimento.

Il nostro Gargano in quest’ultimo mezzo secolo è passato da un’economia contadina a quella imprenditoriale. Continua, anche se a rilento, a traslocare da un’economia della fatica a quella della conoscenza. Una parte della nostra comunità non pensa che questo sia un rischio. Un'altra sì. Non può essere la rete il solo strumento di mediazione. Non lo scontro, ma il dialogo tra queste due anime è uno dei tavoli che ci aspetta. E qui entra in gioco in un modo determinate non solo l’informazione, che con grande fatica porta a galla le evidenti questioni e trasformazioni, ma anche il ruolo delle élite culturali che oggi fanno a gara per non contare più. Non basteranno più neanche cento, mille Saverio portatori di notizie. I segnali ci sono tutti: giornali, telegiornali, radiogiornali, talk show che continuano a confondere auspici con realtà. Segnali che sono stati lanciati da anni e sono anche nelle corrispondenza, troppe volte isolate e silenziate di Saverio. C'è un equilibrio da trovare, un baricentro. Il punto esatto è se ci conviene mantenere un'élite, formarla, curarla: fidarsi di lei. O lasciarsi risucchiare dalla rete. Sarà una partita molto affascinante. 

La verità è che per chiunque ha studiato e fa parte, in qualche modo, di un'élite è finito da un po' il tempo dell'arroganza, della cecità, del privilegio e delle vittorie facili. La consapevolezza della nascita di nuove esigenze sociali ed economiche spalmate male, i temi della sicurezza non possono essere solo “acquistati o venduti” sotto forma di servizi giornalistici. Saverio ce lo sta dicendo da decenni. Perché Saverio parlava, parla prima di internet, e dopo internet, di fatti che toccano da vicino il cittadino, fatti che si possono verificare. Fatti che vive da vicino con la sua presenza. Non di rado, nonostante la rete, è a lui che ci si rivolge, ancora oggi, per fare sentire la propria voce. Per sottoporre delle questioni che, magari presso altre istituzioni, non troverebbero né sfogo né risposta. Saverio non interpreta, racconta quello che vede. Vive in diretta la nuova economia, la nuova società della paura, quella liquida.

Il garganico nei suoi servizi si ritrova, si riconosce, è interessato. I suoi pezzi rappresentano in gran parte il nostro mondo, dove il lettore, l’ascoltatore o il telespettatore si sente vivo, mettendo in crisi la profezia di Nietzsche: “oggi non esistono più i fatti, ma solo le interpretazioni”. Si schermisce dopo queste considerazioni.

La verità è più banale – incalza – quelli che scrivono sui giornaloni hanno squalificato il lavoro del giornalista. Anche se non mancano esempi positivi. Tradire se stessi vuol dire non essere uomini. Preferisco essere un giornalista mancato che un uomo mancato… Purtroppo, a un certo punto c’è stato un cambiamento antropologico dell’intera società garganica, e il giornalismo è stato in parte coinvolto, ma in parte è stato anche corruttore e protagonista”. Saverio Serlenga, resiste, è un personaggio dannatamente affascinante. “L’onestà intellettuale – ama ripetere - è un atteggiamento mentale che dovrebbe rappresentare la normalità. Significa trattare nello stesso modo chi ti sta simpatico e chi ti sta antipatico. Una cosa se secondo te è sbagliata, o giusta, lo devi riconoscere indipendentemente da chi la fa. Questo vuol dire essere coerente e onesto intellettualmente, se no fai l’agitatore, che è un altro mestiere! Ed è per questo che la mia proposta per una posizione obiettiva coincide con quella di Noel Mouloud: (…) essere obiettivi non significa, come si crede comunemente vedere le cose da un punto di vista neutrale, e quindi accettabile per tutti: obiettività significa, invece, considerare la realtà da un punto di vista della classe che si pone, in quel determinato periodo storico, come la parte più avanzata delle forze produttive. Abbiamo qualche idea su che fare dalle nostre parti? O intendiamo continuare a piangerci addosso e a chiedere aiuti dello Stato che non arriveranno mai più? Ecco che cosa dovrebbe fare un giornalismo di idee oggi: raccontare, ma per spiegare; denunciare, ma per proporre. Purtroppo oggi – rimarca Saverio - sono in tanti che fanno finta di ignorare queste trasformazioni. Tutti i giornali, radio, tv, piccoli o grandi che siano, sono tutti schierati o da una parte o dall’altra. Faticano a raccontare il nostro territorio e a far parlare le nostre genti. Certo, questo è un discorso che riguarda soprattutto i parolai, gli editorialisti,quelli che da anni non fanno una fila all’ASL o alle Poste, poi all’interno della redazione c’è ancora chi fa servizi, cronaca e reportage molto bene. Alla gente non importa quello che dice Saverio, ma quello che dice il nostro territorio. 30 anni fa come oggi, Saverio non tende a sorprendere, spiega, incuriosisce e nonostante tutto resiste, glielo dobbiamo riconoscere. E’ l’ultimo dei Mohicani a resistere all’informazione deragliata che fornirebbe ancora oggi pagine a pagine e nuovi capitoli al famoso libro sul tema scritto da Giampaolo Pansa e intitolato, guarda caso “Carta Straccia”.

ninì delli Santi

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Tutte le date dell’Estate Vichese: teatro, musica e cultura fino al 9 settembre

Lo scorso 18 luglio, un problema tecnico impedì lo svolgimento del concerto: ecco perché Marco Masini, musicista e cantautore fiorentino con una carriera da oltre 7 milioni di dischi venduti, venerdì 3 agosto 2018 tornerà a Vico del Gargano sul palco dell’Estate Vichese. Il concerto, cui si potrà assistere gratuitamente, è organizzato dalla Confraternita dei Carmelitani scalzi.

A Vico del Gargano, Marco Masini canterà le canzoni dei suoi ultimi album, ma riproporrà anche i successi che lo hanno reso uno degli artisti più apprezzati e conosciuti della musica italiana a partire dagli anni ’90. Fu proprio in quel periodo che, lanciato dal successo ottenuto nella categoria giovani di SanRemo, Masini piazzò per settimane e settimane il singolo “Disperato” nella vetta delle classifiche di ascolto e di vendita. Da quel momento in poi, arrivando fino ai giorni nostri, Marco Masini ha realizzato 12 album, mettendo in fila successi come “Ci vorrebbe il mare”, “Vaffanculo”, “T’innamorerai”, “Bella stronza”. Il concerto si terrà in Piazza Monte Tabor.

L’ESTATE VICHESE PROSEGUE. Giovedì 2 agosto, a partire dalle ore 21, in Piazza Castello si trasformerà in teatro per bambini e adulti con “L’Arco di Atalanta”, la storia di un’eroina greca, spettacolo realizzato da Carla De Girolamo e Raffaele Scarimboli. Il 3 e il 4 agosto si terranno le due serate finali di Voci per Vico, seconda edizione del Festival che, dallo scorso 15 luglio, ha portato in piazze, edifici storici e luoghi suggestivi del borgo 12 spettacoli di musica, teatro, danza e burattini di livello internazionale, impreziositi dalle performance di musicisti, attori, poeti, artisti e cantanti apprezzati in tutto il mondo. Il cartellone degli eventi che animeranno Vico del Gargano fino al prossimo 9 settembre conta circa 70 date con musica, mostre, sport, teatro, fede e cultura. Il 6 agosto, in Largo Conte alle 21, Enzo Martini band con un concerto tributo a Domenico Modugno. Il 7 agosto, la quarta esposizione canina serale (dalle 21) in Piazza San Domenico. Tra i concerti in programma, anche quello del 18 agosto, quando in Piazza San Domenico ci saranno il gruppo storico de I Camaleonti e Uccio De Santis per un evento in onore della Festa di San Rocco a cura del Comitato Festa.

VALORIZZARE VICO TUTTO L’ANNO. La sera del 25 agosto, in Piazza San Domenico, tornerà un appuntamento di grande tradizione e prestigio: il Premio Gargano del Giornalismo sarà consegnato a un ospite d’eccezione del panorama italiano del giornalismo e dello spettacolo. “A fine stagione”, ha spiegato il sindaco di Vico del Gargano, Michele Sementino, “incontreremo nuovamente le associazioni per organizzare già il programma 2019, con eventi che partiranno a gennaio: puntiamo sulla destagionalizzazione, vogliamo valorizzare il nostro patrimonio culturale, ambientale ed enogastronomico lungo tutto l’arco dell’anno”.

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Amarsi è questo: escludere d'essere i soli al mondo, i soli ad esser soli amando, sterminandola l'invincibile armata”.

(Lucio Battisti)

Ristorante Il Capriccio
Località Porto Turistico - Vieste –
tel 0884 707899 –
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..... la sua immensa bellezza è lì per tutti. Nessuno può pensare di portarsi a casa un'alba o un tramonto di Vieste.

 

Nicola

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Cominciato nei giorni scorsi davanti al giudice monocratico del Tribunale di Foggia il processo a Marco Ra­duano, 34 anni, viestano rite­nuto al vertice di uno dei due clan locali protagonisti della guerra di mala contrassegnata in tre anni e mezzi da 9 morti am­mazzati; 5 ten­tativi d’omicidio (uno ai danni dello stesso Raduano) e 1 lupara bianca. Il giovane viesta­no, «protagonista» negli ultimi anni di una serie di arresti, con­danne, assoluzioni e scarcera­zione, è adesso accusato di una doppia violazione della sorveglianza speciale: essere andato il 23 aprile scorso a pranzo in un ristorante di Peschici, nonostan­te l’obbligo di soggiorno a Vieste; aver custodito in un garage ritenuto nella sua disponibilità una sorta di spada giapponese (e un sorvegliato non può detenere armi), seque­strata dai ca­rabinieri il 21 marzo scorso, nell’ambito di una serie di perquisizioni eseguite dall’Arma su­bito dopo che lo stesso Raduano era sfuggito ad un agguato sotto casa, quando due killer armati di fucile e mi­tra Kalashnikov fecero fuoco a raffica, ferendolo a braccio e an­ca ma senza riuscire ad ammazzarlo. Raduano respinge le accuse, si dichiara innocente: è tornato libero

da qualche settimana dopo il doppio arresto a fine aprile: il 26 fu fermato d’iniziativa dai ca­rabinieri per il pranzo «vietato» di tre giorni prima; il 30 aprile, mentre era ancora detenuto in carcere, sempre i carabinieri gli notificarono un’ordinanza cau­telare firmata dal gip foggiano su richiesta della Procura per contestargli il possesso della spada e la conseguente violazio­ne della sorveglianza speciale. Il 24 maggio il Tribunale della li­bertà di Bari accolse parzial­mente il ricorso difensivo e gli concesse i domiciliari, revocati poi circa un mese fa dal giudice con rimessione in libertà e risottoposizione di Raduano alla sorveglianza speciale con obbli­go di soggiorno a Vieste. La prima udienza del processo al presunto boss emergente è stata contrassegnata dall’ammissione delle prove chieste da pm e difesa, con rinvio del processo a ottobre quando saranno inter­rogati i primi testimoni d’accu­sa, i carabinieri che condussero gli accertamenti che portarono al doppio arresto di Raduano. Gli avvocati difensori Francesco Santangelo e Cristian Caruso puntano all’assoluzione anche attraverso la citazione di una se­rie di testimoni a discarico. In relazione all’accusa di essere andato a pranzo a Peschici con altre 2 persone, i legali di Raduano sostengono che l’accusa poggia

su fotogrammi di un video che mostrerebbe l’imputato nel ri­storante peschiciano, ma che so­no sgranati e non darebbero al­cuna certezza sull’identità dei commensali, chiaramente nell’ottica difensiva. Quanto all’accusa di aver de­tenuto illecitamente un’arma in un garage, i difensori ribattono che quel locale era stato già per­quisito altre volte dai carabinie­ri prima della sera del 21 marzo e la spada pur presente non era stata sequestrata; aggiungono soprattutto che il box non è

nell’esclusiva disponibilità di Raduano che nega che l’arma fosse sua, mentre c’è un testi­mone a discarico che ha detto chiaramente di chi fosse la spa­da; e infine rimarcano che la offensività dell’arma - facilmente acquistabile su bancarella non trattandosi certo della caratte­ristica «katana» giapponese che ha una lama molto più lunga - è legata a portarla in pubblico, mentre la semplice custodia in un luogo chiuso non comporterebbe alcun reato. La sentenza di primo grado è attesa per il 2019.

gazzettacapitanata

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Olmo Despar

v.le XXIV Maggio

Vieste

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OLMO generico

Reporter della tua città

13 Agosto 2018 - 11:37:59

Reporter della Tua Città/ E’ vero i soldi non puzzano, ma le piazze e strade occupati da pizzerie o ristoranti?

Egregio Vigile sanitario che dovresti vigilare anche per le strade.. Egregio Medico Sanitario, Egregia ASL, Egregio vigile normale, Egregio Assessore alla Sanità, Egregi…

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