Articoli filtrati per data: Lunedì, 11 Giugno 2018 - Ondaradio - Tra le vie della città Gargano

Nella seconda parte dell’intervista che Tano Grasso ha concesso in esclusiva ad Ondaradio il neo cittadino onorario di Vieste parla dell’attività svolta dall’Associazione Antiracket che ha portato alle denunce degli imprenditori per arrivare poi alla fase processuale.

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Il play maker di Albano Laziale ha infatti raggiunto un accordo annuale con la Sunshine; questa per il giocatore sarà la seconda stagione consecutiva in terra garganica. Nella scorsa annata Compagnoni ha giocato 25 partite mettendo a referto 245 punti (quasi 10 a partita di media) ma soprattutto 150 assist (6 di media). Fondamentale il suo carisma nello spogliatoio dove è uno dei leader assoluti nonostante la sua giovane età.

Confermati i 2 giocatori cardine, Compagnoni e Markovic, la nuova dirigenza è al lavoro per completare quanto prima il roster che affronterà la prossima stagione.

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La Sanità pugliese registra la migliore percentuale di miglioramento delle performance tra le regioni italiane monitorate dal Rapporto Sant’Anna.

“Anche quest’anno il sistema di calcolo delle performance sanitarie ci dice sostanzialmente che siamo sulla strada giusta e che il nostro sistema sanitario regionale è fortemente migliorato. Si tratta, peraltro, di un miglioramento non puramente formale, ma di un radicale avanzamento”. Così il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano intervenendo questa mattina, insieme al Commissario Straordinario dell’Aress Giovanni Gorgoni e agli esperti della Scuola “Sant’Anna” di Pisa alla presentazione del rapporto 2017 del “Sistema di Valutazione delle Performance dei Sistemi Sanitari Regionali, realizzato dal Laboratorio M&S della Scuola Superiore “Sant’Anna” di Pisa, cui la Regione Puglia aderisce.

“Questi indicatori – ha proseguito Emiliano – ovviamente devono trasformarsi in percezione. La percezione è legata alla capacità di ciascuno di noi di spiegare quello che avviene e, soprattutto, di utilizzare appieno i mezzi che abbiamo a nostra disposizione. La strada è ancora lunga. Bisogna tenere conto che abbiamo fatto questi miglioramenti con un personale limitato, giacché non siamo stati ancora autorizzati dal MEF ad assumere nuovi profili. Mi auguro che il Ministero di Economia e Finanza ci consenta le assunzioni, che finora ci ha negato. La Puglia sta facendo quello che altre regioni fanno, ma con un personale sensibilmente inferiore. La nostra regione, ad esempio, fa numeri importanti con 15.000 addetti in meno rispetto all’Emilia-Romagna e con 800 milioni in meno di finanziamento del fondo sanitario nazionale”.

I ricercatori del Laboratorio Management e Sanità (MeS) dell’Istituto di Management della Scuola Sant’Anna di Pisa hanno presentato prima a Venezia il 1 giugno i risultati 2017 del Sistema di Valutazione dei Sistemi sanitari regionali di tutte le Regioni partecipanti e oggi 11 giugno a Bari il dettaglio della performance per la Regione Puglia.

“Siamo stati per il secondo anno consecutivo – ha evidenziato il Presidente della Regione Puglia – la regione che è migliorata di più in Italia. Questa cosa per noi ha grande rilievo: noi non potevamo prendere la sanità pugliese e scambiarla con quella toscana, ma dovevamo lavorare su quella che avevamo e migliorala. Quest’anno il miglioramento è ancora maggiore perché c’è una regola che vige in tutti i miglioramenti: più migliori, più questo trend accelera. Ovviamente, l’anno prossimo bisognerà fare uno sforzo maggiore per superarci ancora. Nel frattempo, però, dovremo fare le assunzioni in sanità. Io spero di avere le autorizzazioni ma, lo dico con rispetto e con garbo, qualora le autorizzazioni non dovessero arrivare, noi le assunzioni le faremo ugualmente, perché abbiamo i conti in ordine e il Mef capirà che con il bilancio in ordine e con le performance in crescita le assunzioni devono essere autorizzate”.

“Avevamo già avuto recentemente – ha dichiarato il Commissario Gorgoni – indicazioni di sostanziale miglioramento del sistema sia dalla griglia LEA che dal Programma Nazionale Esiti ma i dati si riferivano al 2016. Con il rapporto Bersagli il trend si conferma anche sul 2017, segno che il Servizio Sanitario Regionale si caratterizza negli ultimi due anni per notevole resilienza organizzativa e dinamismo creativo. E il tutto accade in un passaggio in cui le riforme più importanti - riordino ospedaliero, rete oncologica e programma cronicità - non sono totalmente a regime, per cui è lecito attendersi il consolidamento e l’ulteriore miglioramento delle performance. Va anche detto, a onore dei professionisti del settore, che il trend positivo è avvenuto a capitale umano pressoché invariato, ove non addirittura diminuito”. 

Istituita a partire dal 2008, la collaborazione volontaria tra il MeS, 10 regioni italiane (Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto) e le due province autonome di Trento e Bolzano ha permesso lo sviluppo e la condivisione di un sistema di valutazione delle performance dei sistemi sanitari regionali che si compone di più di 300 indicatori e che serve a monitorare la capacità di miglioramento della gestione dei servizi sanitari, ossia l’appropriatezza, la qualità dei processi e l’efficienza delle aziende. Queste misure a confronto e rese pubbliche sono di supporto agli strumenti di governance a quelle regioni italiane che vogliono lavorare in trasparenza rendendo conto ai cittadini dei risultati conseguiti. “La richiesta di maggiore autonomia di molte regioni italiane – ha commentato Sabina Nuti, responsabile del Laboratorio Mes – Sant’Anna – deve accompagnarsi con un rinnovato impegno negli strumenti di misurazione dei risultati, nel confronto sistematico, nella pubblicazione dei dati. Noi come ateneo pubblico siamo onorati di supportare le regioni che aderiscono al network in questo percorso virtuoso e su base volontaria”.

Ma quali sono gli elementi più significativi che emergono dall’analisi dei più di 100 indicatori di valutazione presenti nel sistema per la Regione Puglia? “I risultati 2017 – ha continuato la Nuti – presentano una percentuale di miglioramento nel 59 per cento dei casi, 13 per cento rimangono stabili e solo il 28% peggiorano. Quindi si tratta di una Regione che ha lavorato molto per migliorare la propria performance complessiva. Insieme a Veneto e Toscana risulta tra le regioni in cui gli indicatori migliorati sono oltre il 50% ma rispetto alle prime due la Puglia ha conseguito miglioramenti molto più consistenti riducendo in molti indicatori le differenze degli anni passati. Le aree che vedono i risultati più positivi in termini di miglioramento sono le vaccinazioni, la riduzione dell’ospedalizzazione inappropriata, il percorso oncologico e chirurgico ma anche la presa in carico della cronicità. Ancora critica la situazione relativa ai programmi di screening oncologico così come le dimissioni volontarie che pur presentano un miglioramento rispetto al 2016”.

Diminuisce il ricorso potenzialmente inappropriato al setting ospedaliero: si contraggono le ospedalizzazioni per ricoveri ordinari acuti (che passano da 113 per 1000 abitanti al 109 per 1000) e soprattutto si contraggono anche i ricoveri ad alto rischio di inappropriatezza (da 204 per 10.000 abitanti a 172), così come le ospedalizzazioni pediatriche (da 15 per 100 a 14.6).

Aumenta l’efficienza dei processi ospedalieri: la degenza media per casistica di tipo chirurgico (calcolata a parità di complessità della casistica) passa da 0.3 giorni di eccesso (rispetto alla media delle altre Regioni) a 0.2.

Si registra un'apprezzabile tendenza positiva in riferimento al consumo di antibiotici sul territorio - concausa dell’ingenerarsi del fenomeno dell’antibiotico-resistenza: si passa da un consumo di 25 DDD per 1000 abitanti/die a 23.6.

Esistono differenze significative tra le regioni? Certamente si, ma tutte, anche le migliori, quelle che hanno i bersagli più concentrati verso il centro ossia l’obiettivo, hanno ambiti di criticità e variabilità geografica evitabile all’interno del proprio territorio. La rappresentazione della performance con il “bersaglio” comunque è solo uno dei modi per rappresentare la performance a livello regionale e aziendale. Utili sono anche le mappe di performance in cui si considera da un lato la capacità di miglioramento e dall’altro i risultati conseguiti a confronto. Interessante è il caso della Puglia che pur con varie criticità ancora presenti sul bersaglio, nella mappa presenta un gran numero di indicatori in netto miglioramento.

In sintesi solo il confronto trasparente dei dati permette di individuare le priorità di intervento e indirizzare le strategie di azione. E su questo è stato svolto un lavoro prezioso dalle tecnostrutture regionali del network e dal team di ricerca del Sant’Anna che quest’anno hanno analizzato i risultati incrociando gli indicatori per affrontare le problematiche in ottica sistemica.

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FlixBus offrirà dalle 17 di oggi fino a mercoledì 13 giugno biglietti a 1 euro prenotabili via app, per viaggiare dal 14 giugno al 5 luglio verso circa 70 destinazioni italiane. Con questa selezione, che include alcune delle mete balneari e di montagna più famose del Paese, FlixBus intende promuovere il patrimonio turistico nazionale e permettere a tutti di raggiungere comodamente la meta ideale delle proprie vacanze.

Tra le mete raggiungibili al sud: Peschici, splendida località del Gargano dal paesaggio costiero molto suggestivo. Altre destinazioni marittime interessate dall’iniziativa sono Alassio, Laigueglia, Lavagna, Rapallo, Spotorno, Varazze, Eraclea Mare, Lignano Sabbiadoro, Rodi Garganico e Vieste.

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Eccezion fatta per San Nicandro Garganico, l'unico comune della provincia di Foggia con popolazione superiore ai 15 mila abitanti, dove per conoscere il nuovo sindaco c'è bisogno di aspettare al 24 giugno quando è previsto il ballottaggio tra il candidato del centrodestra, Costantino Ciavarella e quello di centrosinistra, Mario D'Ambrosio. Bocciato l'uscente Gualano. Tutto deciso, invece, negli altri nove centri della Capitanata chiamati a rinnovare i consigli comunali. Urne aperte ieri in 5 comuni dei Monti dauni: ad Anzano di Puglia è stato confermato Paolo Lavanga della civica "Per Anzano", conferma anche per i sindaci uscenti di Pietramontecorvino, Raimondo Giallella e di San Marco la Catola, Paolo De Martinis. Nuovi sindaci a Bovino dove è stato eletto il civico Enzo Nunno e a faeto dove ha trionfato Michele Pavia. Al voto anche tre comuni del Gargano: detto di San Nicandro, altre due conferme arrivano da Peschici dove Franco Tavaglione ha vinto su Memo Afferrante di soli 13 voti, e da Vico dove ha prevalso Michele Sementino. Infine i nuovi sindaci di Carapelle e San Paolo di Civitate: Roberto Di Michele nella località dei 5 Reali Siti, e Francesco Marino nel centro dell'Alto Tavoliere.

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Il brigantaggio è stato un fenomeno sociale e di classe trasformato in un problema criminale. È stato un errore tragico che ha segnato la stessa formazione delle classi dirigenti meridionali ed italiane. Se c’è una lezione da trarre da quelle vicende è che non bisogna trasformare problemi sociali in problemi criminali. Mai, per nessuna ragione». Diradando il fitto polverone che pun­tualmente si leva sulle vicende unitarie, attri­buendo responsabilità fuori da pregiudizi, spaz­zando via luoghi comuni, ad additare questa ama­ra verità è, Enzo Ciconte, che insegna Storia della criminalità organizzata all’Università di Roma Tre e Storia delle mafie italiane all’Università di Pavia. Il primo a pubblicare un testo storico sulla ‘ndrangheta in Italia, già consulente presso la Commissione parlamentare antimafia, Ciconte ha di recente dato alle stampe per Laterza La grande mattanza, una «Storia della guerra al bri­gantaggio», cioè della repressione che in Italia è stata ordita e perpetrata contro banditi e briganti dal Cinquecento ai primi decenni postunitari.

Ciconte, come possiamo definire, oggi, alla luce delle ricostruzioni più recenti, il fenomeno del brigantaggio?

«Il brigantaggio è un fenomeno complesso, ricco di sfaccettature e sempre mutevole perché cambia a seconda delle congiunture politiche. È sicuramen­te un fenomeno di ribellismo, sia individuale che collettivo. Sono tanti i casi di giovani che si die­dero alla macchia dopo aver subito un torto o dopo essere stati maltrattati o umiliati da un signorotto locale; ribellioni di solito apprezzate dalla comu­nità locale. E sono tanti i casi di rivolte popolari. Si può parlare di scontro di classe perché molte sono le insurrezioni contadine che hanno rivendica­zioni a connotazioni marcatamente di classe. C’è sicuramente odio e disprezzo di classe da parte dei generali aristocratici che combattevano i “cafoni” meridionali armati e li disprezzavano. Valga per tutti la definizione del generale Solaroli, aiutante di campo di Vittorio Emanuele: «la più grande canaglia dell’ultimo ceto».

Ci sono varie componenti nel brigantaggio?

«Una squisitamente criminale, una borbonica che voleva la restaurazione dei Borbone, e una sociale che apparteneva ai contadini che hanno occupato le terre usurpate dai galantuomini e che, di fronte all’impossibilità di ottenere uno spicchio di terra, si sono dati alla campagna. I governanti hanno criminalizzato un problema sociale legato alla terra e hanno trasformato i contadini in soggetti pericolosi per l’ordine pubblico».

Pare di capire che il brigantaggio fiorisca nel Mezzogiorno dal Cinquecento ai primi decenni postunitari. C'è uno spartiacque nel fenomeno e quali le differenze tra preunità e post-unità?

«Dal Cinquecento sino alla fine del Settecento si può parlare di banditismo che coinvolge anche ampie zone del Centro-Nord: Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Lazio. Con l’arrivo dei francesi si afferma il termine brigante e man mano che avanza l’Ottocento il brigantaggio si radica maggiormente nel Mezzogiorno d’Italia e nel Lazio. La differenza tra prima e dopo è nella maggiore du­rata ed ampiezza delle bande brigantesche e nei collegamenti con i Borbone e con la Chiesa che “fomentarono” - questo è il termine usato allora- il brigantaggio. La spartiacque è l’Unità d’Italia, che avrebbe potuto risolvere il problema della terra. Ma questo non fu tra i programmi della Destra storica che andò al potere. E gli effetti si sentono ancor oggi».

Fucilazioni persecuzioni, saccheggi... a propo­sito del brigantaggio lei usa spesso le parole «terrore» e «terrorismo». Fu questo il timbro dei piemontesi nella conquista del Mezzogiorno?

«I termini terrore e terrorismo sono usati dai militari in modo esplicito perché l’idea del tempo era che con il terrore si potesse sconfiggere ogni forma di criminalità. Alcuni esempi: nell’agosto 1861 Diomede Pantaleoni scrive a Minghetti che solo “la forza o il terrore della forza” può as­soggettare i meridionali. Un procuratore del re pugliese parla di “salutare terrore che le leggi eccezionali hanno ispirato”. La Marmora dice che la decisione di uccidere i briganti armati senza fare alcun processo è stata assunta per “incutere terrore ai mali intenzionati e deve per conse­guenza essere eseguita immediatamente, al più tardi entro le 24 ore”. Ricasoli, discutendo di stato d’assedio, è convinto della “impressione di terrore che è capace di esercitare nell’animo dei ribaldi”. Milon, riferendosi alla Calabria, dice al generale Sacchi che “il solo terrore potrà scuotere queste popolazioni».

Che dire di questo modo di pensare?

«Rappresentò un tragico errore e fece commettere ai militari atti illegali oltre che crudeli. Taglio di teste, torture, uccisioni illegittime e fuori dalla legge, stragi sono state una costante dal Cinque­cento fino al 1870. Tutti i regimi si sono regolati in questo modo, dai Borbone ai governi del Papa re. Non fu solo una caratteristica della conquista piemontese del Mezzogiorno perché gli ultimi ar­rivati seguirono grosso modo la strada tracciata dai predecessori».

Quale fu l’atteggiamento delle grandi potenze nei confronti dei metodi impiegati dal Regno sabaudo al Sud?

«Ci furono proteste e prese di posizioni di vari Stati, dall’Inghilterra alla Spagna. Erano giudizi severi che condizionarono il comportamento del neonato governo italiano che li temeva e fece di tutto perché ciò che succedeva nel Mezzogiorno non fosse conosciuto. Di conseguenza molte cose furono nascoste e relegate nella clandestinità».

Si arriverà mai a forme di protesta e a uno stato di accusa dei militari per le repressioni da parte di personalità illuminate o di poteri costituiti, come deputati o magistrati del tempo?

«Nessuno dei gradi apicali dell’esercito pagò mai per le stragi e gli omicidi commessi. Del resto i militari hanno agito con il consenso, tacito o espli­cito, di ministri e presidenti del consiglio. Volò solo qualche straccio. L’impunità fu assicurata a tutti, anche a coloro che, violando la legge, si macchiarono di crimini e di nefandezze che non rendevano onore alla divisa indossata».

I luoghi dei mafiosi non sono quelli dei briganti. Perché?

«Nelle terre dove ci sono i briganti, le tensioni sociali si trasformano in moti e rivolte popolari. Quando non ci sarà sbocco alle rivendicazioni allora entreranno in scena i briganti. Sono le terre del latifondo e di montagna le protagoniste di questi periodi. I mafiosi agiscono sul terreno delle città e delle zone economicamente più dinamiche. I grandi proprietari terrieri ebbero la protezione dei militari nelle zone di brigantaggio e dei ma­fiosi negli altri territori».

Gino Dato

gazzettamezzogiorno

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Progetto Peschici - Sindaco Franco Tavaglione 1090

Domenico Afferrante - Uniti verso il Futuro      1077

Anna Rita Delli Muti - Peschici nel cuore            278

Giuseppe Falcone  - Peschici ai peschiciani        192

Francesco Piracci - Cambia Peschici                  323     

 

  

 

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Michele Sementino (Lista civica Insieme si può continuare) è stato riconfermato sindaco di Vico del Gargano con il 49,4%, battendo il candidato sostenuto da PD e parte di Forza Italia, Michele Scaramuzzo che si è attestato al 37,5%. Solo il 13,5 per il candidato della Lega, Daniele Cusmai.

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Con 2.239 voti di lista, pari al 49,44%, Michele Sementino si riconferma sindaco di Vico del Gargano. “Per me e per i candidati consiglieri della nostra lista, è una grande vittoria. Non era facile, né scontata, ma noi siamo sempre stati fiduciosi. Grazie di cuore a tutti i vichesi”, ha dichiarato a caldo il primo cittadino. Alle elezioni comunali del 2013, Sementino vinse ottenendo 1510 voti, pari al 34,49%. “Credo che i vichesi abbiano apprezzato il lavoro che abbiamo svolto in questi cinque anni, sapendo valutare anche la bontà dei progetti che abbiamo illustrato”, ha aggiunto il sindaco riconfermato. Michele Sementino, immediatamente dopo l’ufficializzazione dei risultati, ha avuto un pensiero anche per i suoi avversari, riconoscendo loro l’onore delle armi, nonostante in campagna elettorale al sindaco confermato non siano state risparmiate anche accuse velenose. “Ripartiamo dalle critiche costruttive, dall’entusiasmo, dalla volontà di lavorare per e con tutti i vichesi, nessuno escluso. Siamo e dobbiamo continuare a essere una Comunità. Rispettiamo, profondamente, ogni singolo voto espresso dai nostri concittadini. Rispettiamo e abbiamo in grande considerazione l’apporto d’idee e la necessità di cambiamento espressi dalle liste dei candidati sindaci Michele Scaramuzzo e Daniele Cusmai e dai vichesi che hanno votato per loro”, ha continuato Sementino.Il primo cittadino, come ha fatto in campagna elettorale, ha richiamato ancora una volta i valori della “Comunità” e l’orgoglio di essere vichesi. “Vico del Gargano è di tutti i suoi cittadini, ciascuno per il suo ruolo e le sue possibilità è chiamato a fare del proprio meglio per far crescere la nostra Comunità e per migliorarla. Insieme, si può. Voglio ringraziare tutti i miei candidati: con grande umiltà, hanno saputo chiedere la fiducia dei nostri concittadini sulla base di idee e proposte, impegnandosi e regalandomi un’energia straordinaria. Grazie a chi ci ha supportato e incoraggiato. Grazie di cuore a tutti i vichesi”.

DA DOVE SI RICOMINCIA. La nuova squadra del governo cittadino sarà subito all’opera. Si riparte da 8 progetti già candidati a finanziamento e dalle linee di sviluppo tracciate dal Piano Urbanistico Generale. Il centro storico, i servizi e gli interventi per San Menaio e Calenella, la riorganizzazione e il potenziamento della raccolta differenziata, il nuovo campo sportivo, il turismo rurale e la destagionalizzazione turistica per favorire la creazione di nuove opportunità di sviluppo: sono questi i principali punti programmatici da cui intende ripartire l’azione della nuova giunta Sementino. Nel centro storico, si darà l’avvio al completamento dei servizi che valorizzeranno anche le abitazioni più vecchie, agevolando le opere di recupero degli stabili e il loro possibile utilizzo per incrementare la ricettività del borgo. Nelle frazioni balneari, priorità ai tanto attesi parcheggi, alla necessità di nuove strutture alberghiere e al recupero di standard urbanistici Per San Menaio e Calenella, il PUG affronta strutturalmente le questioni attinenti i collegamenti, il trasporto pubblico e gli spazi per aggregazione e attività produttive. “Cercheremo un maggiore coinvolgimento di tutta la cittadinanza. Per ottenere risultati, è necessario continuare a lavorare insieme”, ha concluso Michele Sementino. 

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