Articoli filtrati per data: Venerdì, 07 Aprile 2017 - Ondaradio - Tra le vie della città Gargano

L’azienda elettrica ha completato i lavori che permetteranno alle Cicogne di nidificare in totale sicurezza sui tralicci che attraversano l’Oasi naturalistica nel Parco del Gargano

Preservare l’habitat dell’Oasi Lago Salso all’interno del Parco Nazionale del Gargano e creare un equilibrio perfetto tra attenzione per l’ambiente e sviluppo naturalistico dell’area. Questi gli obiettivi che hanno spinto e-distribuzione, la società del Gruppo Enel che gestisce la rete di distribuzione elettrica, alla messa in sicurezza dei tralicci che attraversano la Zona di Protezione Speciale dell’Oasi Lago Salso e non solo predisponendo piattaforme che facilitino la nidificazione delle cicogne.

Su indicazione dell’Ente Parco, e-distribuzione ha provveduto alla rimozione di circa 7 chilometri di cavi elettrici di media tensione presenti nell'area di nidificazione della specie così da evitare il rischio di elettrocuzione per uccelli di grandi dimensioni quali appunto la cicogna bianca. Sono stati inoltre rimossi circa sette chilometri di conduttori per il trasporto dell’energia elettrica di un’altra linea di distribuzione presente nella zona e non più utilizzata. Di questa seconda linea sono stati conservati 19 tralicci risultati idonei, su 15 dei quali e-distribuzione ha installato piattaforme atte a consentire la nidificazione delle Cicogne Bianche, mentre sui restanti 4 tralicci, vista la presenza di nidi, non si è installata alcuna piattaforma.

I volatili, infatti, hanno già dimostrato sia nel Parco Nazionale del Gargano che in altre zone d’Italia di prediligere frequentemente i sostegni di e-distribuzione per far nascere i loro piccoli. La cura e la manutenzione dei manufatti così trasformati sarà gestita dall’Ente Parco Nazionale del Gargano che punta così a tutelare e incrementare il numero delle nidiate.

L’Oasi di Lago Salso, Sito di Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale, si caratterizza per la presenza di avifauna migratoria e stanziale di notevole conservazionistico che trova nell’area un habitat ideale per la sosta e la nidificazione. L’area, con le zone limitrofe, accoglie 12 coppie di cicogne bianche nidificanti, 4 delle quali nidificanti su tralicci e pali di proprietà di e-distribuzione.

La collaborazione tra l’Ente Parco Nazionale del Gargano ed e-distribuzione intende portare un risultato eccezionale sotto il profilo naturalistico e conservazionistico dal momento che la nidificazione della cicogna bianca su strutture artificiali predisposte dall’uomo è un evento che trova sempre più riscontro nel Sud Italia.

“Un ulteriore tassello nell’impegno del Parco Nazionale per le cicogne, che grazie ad un precedente progetto per la reintroduzione della specie, oggi necessitava di un maggior impegno per creare punti di appoggio, in un’area anche oltre quella protetta, per consentire la nidificazione delle cicogne bianche” ha sottolineato Stefano Pecorella, Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Gargano -. L’Oasi Lago Salso è un vero e proprio autogrill per migliaia di uccelli che dal Nord Europa si spostano verso l’Africa. Il lavoro svolto da e-distribuzione garantirà ulteriori e più confortevoli condizioni per la nidificazione, che ci consentirà di svolgere attività di educazione ambientale con i ragazzi ed i bambini, i quali avranno la possibilità di vedere queste splendide creature in libertà”.

“Sin dal primo avvistamento, negli scorsi anni, e-distribuzione ha adottato una serie di misure per le cicogne e i loro piccoli – ha affermato Gioacchino Marino Cerrato responsabile e-distribuzione Puglia e Basilicata – misure che si sono completate effettuando una vera e propria "operazione sicurezza" sui sostegni e sulle linee elettriche proprio in vista del ritorno delle cicogne in primavera. I tecnici, ispirandosi a principi di sostenibilità hanno eseguito un intervento per "ristrutturare" la casa delle cicogne, così da riproporre, come già fatto in altre Oasi italiane, la perfetta coesistenza tra la Cicogna bianca e la rete elettrica di e-distribuzione ".

 

 

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Pubblicato in Ambiente

È lo yogurt scaduto l’alimento in cima alla top ten del cibo più buttato dalle famiglie pugliesi. E’ quanto emerge dalla studio elaborato da Coldiretti Puglia, in collaborazione con Campagna Amica e Istituto Pugliese per il Consumo, presentato in Consiglio regionale con il consigliere regionale Ruggiero Mennea, proponente del disegno di legge regionale contro gli sprechi alimentari. «Per 3 settimane, dal 13 al 31 marzo, un campione di 150 famiglie selezionate in tutta la regione dalle Associazioni dei consumatori dell’IPC – spiega il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – ha segnato sul “taccuino anti spreco” quanto, quando e quale cibo finisce nella spazzatura. E’ risultato che i giorni in cui le famiglie buttano più cibo sono il lunedì ed il giovedì. Oltre al cibo cotto e buttato perché non consumato e ai prodotti scaduti, è emerso che gli alimenti più sprecati sono pasta, pane, salumi, verdure, frutta, pesce. In sintesi in 21 giorni sono stati buttati oltre 25 chili di cibo. I risultati dello studio serviranno ad orientare meglio i consumi e gli acquisti delle famiglie pugliesi e a sostenere i contenuti della proposta di legge regionale contro gli sprechi alimentari, presentata dal consigliere Mennea”.
Lo studio è stato effettuato nell’ambito delle attività “Usi e Consumi di Puglia” del programma PugliaInFormAlimentazione, promosso dal Servizio Consumatori della Regione Puglia, dall’Istituto Pugliese per il Consumo e dal MISE.In Puglia il cibo buttato sfiora – sottolinea Coldiretti Puglia - le 310mila tonnellate all’anno. Gli sprechi alimentari si rivelano per il 54 per cento al consumo, per il 21 per cento nella ristorazione, per il 15 per cento nella distribuzione commerciale, per l’8 per cento nell’agricoltura e per il 2 per cento nella trasformazione. La situazione è grave, basti pensare che ogni pugliese butta nella spazzatura durante l’anno fino a 76 chili di prodotti agroalimentari. «E’ necessario far crescere la consapevolezza di tutti rispetto al consumo corretto degli alimenti in termini di qualità e quantità, semplificare i percorsi per assicurare le donazioni e per la prima volta riconoscere all’agricoltura un ruolo da protagonista, attraverso le donazioni dirette agli indigenti. Il mondo agricolo potrebbe svolgere uno straordinario ruolo di sussidierà e utilità sociale – aggiunge il Direttore Corsetti – recuperando e donando alle persone bisognose prodotti agricoli e agroalimentari, ritirati dalla vendita per assenza di domanda, per eventuali danni provocati da eventi meteorologici o invenduti a causa di errori nella programmazione della produzione aziendale. La nostra grande rete delle fattorie e dei mercati a chilometro zero di Campagna Amica è già impegnata da anni nel contenimento degli sprechi, perché la vendita diretta contribuisce a ridurre le distanze ed i tempi di trasporto e garantisce maggiore freschezza e tempi più lunghi di conservazione degli alimenti». Per Coldiretti Puglia si riuscirebbe così anche a limitare gli impatti negativi sull’ambiente grazie alla riduzione della produzione di rifiuti, informando e sensibilizzando i consumatori sul consumo consapevole di cibo, con particolare attenzione alle giovani generazioni.
Dal ritorno in cucina degli avanzi ad una maggiore attenzione alla data di scadenza, ma anche la richiesta della ‘agribag’ negli agriturismi di Campagna Amica e della doggy bag al ristorante e la spesa a chilometro zero nei Mercati di Campagna Amica che, tagliando le intermediazioni, consente di acquistare prodotti più freschi che durano di più, sono i consigli di Coldiretti Puglia per tagliare il quantitativo di cibo buttato.Una soluzione contro gli sprechi alimentari va trovata proprio in cucina, da qui il progetto ‘buttiamoli....in padella’. Gli agrichef di Campagna Amica Carlo Barnaba (Tenuta Chianchizza – Monopoli), Maria Serena Minunni (Masseria Serena – Conversano) e Giuseppe Fanizzi (Masseria Fanizzi – Conversano) hanno proposto ricette utili per riutilizzare il cibo da buttare nei ‘piatti del giorno’, una ottima soluzione per non gettare nella spazzatura gli avanzi e mantenere vive tradizioni culinarie che hanno generato ricette simbolo della cultura enogastronomica pugliese.Sul fronte dei prodotti scaduti, il latte scaduto si rivela un alleato prezioso contro le macchie più ostinate sui tessuti. Basta lavare i capi con acqua e sapone e tamponare la zona sporca con una spugna imbevuta di latte, riscaldandolo leggermente se avete a che fare con una macchia di vino. Anche le scarpe di vernice torneranno a splendere se pulite con un panno di lana imbevuto di latte. Lo yogurt scaduto è perfetto per lucidare l’ottone, spalmandolo sulla superficie, lasciandolo agire per circa 10 minuti e rimuovendolo con una spugnetta umida. Lo yogurt scaduto può divenire, anche con l’aggiunta di alcune gocce d’olio, una crema di bellezza, ideale per donare elasticità alla pelle.

 

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Pubblicato in Società

Nello studio dei toponimi (nomi di luogo) bisogna partire dal presupposto che essi significhino sempre qualcosa. Può trattarsi di nome proprio di persona (un eroe fondatore) o di un dio tutelare (assunto a protettore del luogo) o ancora di una caratteristica del luogo (presenza di piante o animali particolari, di un popolo specifico, di una costruzione od installazione tipica, di una peculiare conformazione costiera, ecc.). Inoltre se il toponimo nella lingua attuale è incomprensibile, necessita risalire a lingue anteriori parlate sul posto; ovvero, ammesso che uno stesso popolo abbia ininterrottamente abitato il luogo, bisogna ripercorrere le fasi evolutive dell 'unica sua lingua. Orbene, per la costa garganica può parlarsi di "stabilità" etnica soltanto a decorrere dall' Alto Medioevo (VII e VIII secolo), essendo stata la zona interessata in precedenza da continui afflussi di gente perlopiù per via di mare.
Gli attuali centri abitati della costa, da Lesina a Manfredonia, sorgono infatti a partire dall' Alto Medioevo lentemente intorno ad un castello o luogo fortificato. Pertanto la loro toponomastica è da ricercarsi prevalentemente in idiomi medievali.
Dei toponimi in voga in epoca imperiale romana sono sopravvissuti pochi: Siponto, Gargano e Urianos (Varano), Matino (Mattinata) e qualche altro dell'entroterra garganico. Peraltro per luoghi da sempre abitati, come quello di Vieste, la fluidità etnografica dei residenti ha potuto determinare anche il totale cambiamento del topos originario. Per la zona garganica e per Vieste in particolare possiamo distinguere le seguenti età storico-linguistiche.
Età pre-romana (sino alla fine del IV sec. a. C.). L'esame linguistico rivela chiaramente che lo strato primigenio del dialetto è costituito da una base illirica con tracce di sovrapposizione della parlata greca. E quindi presumibile che i nostri "indigeni", colonizzati da popoli greci nell'ambito geopolitico della Magna Grecia, provenissero dall'Illiria (odierna costa dalmata e albanese). Per tale epoca non conosciamo documenti scritti attestanti la toponomastica locale.
Età romana (sino al V sec. d. C.). Il dialetto si consolida sulla parlata latina. Da diversi autori (Strabone, Pomponio, Mela, Plinio il Vecchio, Tolomeo ed altri) emergono i primi riferimenti toponomastici per la costa garganica.
Fra i vari appellativi proposti per Vieste (Hestia, Vibesti, Apeneste, Uria, Portus Agasus) il più probabile per quest'epoca è Portus Agasus.
Età Alto Medioevo (sino al X sec.). In questo periodo il territorio è conteso tra Bizantini, Goti, Longobardi e Saraceni, In particolare l'influenza longobarda, attraverso il Ducato di Benevento che si estendeva sino a Canosa, ha insistito sul posto, fra alterne vicende, per oltre tre secoli. Di qui la permanenza ancora oggi nel dialetto di termini germanici attinenti soprattutto ad usi giuridici e parti anatomiche del corpo umano.
Anche i Saraceni ci hanno lasciato più di un vocabolo arabo.
In documenti stilati verso la fine di quest' epoca appare per la prima volta il topos Besti-Vesti che condurrà all'odierna denominazione Vieste. L'antico porto romano, che rimane molto importante sulle rotte Nord-Sud-Nord dell' Adriatico viene fortificato dai Longobardi. Il latino Portus Agasus potrebbe essere stato soppiantato dal topos longobardo Besti-Vesti < Feste, Fest (ung) piazzaforte militare, fortezza, ovvero, più verosimilmente, tradotto da Portus Agasus prima in Portus Bestis e poi in Porto di Bestia.
Età normanno-angioina (sino a circa prima metà del X1- secolo). In questo periodo vengono rilasciati diversi termini francesi afferenti soprattutto il campo agricolo-­artigianale. I Normanni erano popoli di lingua germanica del tutto francesizzati da diversi secoli di permanenza in Normandia (odierno dipartimento della Francia), da cui provennero in Italia Meridionale.
Età della dominazione spagnola (sino alla prima metà del XVIII sec.). Nei due secoli "spagnoli" il dialetto aderisce alla lingua iberica, attraverso processi di ripopolamento di Vieste con abitanti di origine campana.
I molti termini spagnoli presenti nel dialetto sono di questo periodo.

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1. Pare che nel III e IV secolo vi sia stata sulla costa una estrema rarefazione della popolazione.
Il sito di Vieste risulta nel periodo de] tutto disabitato (cfr. M. Petrone, "Note di storia antica garganica e viestana" ed. Centro di Cultura "N. Cimaglia", Vieste).
È possibile, come spiegato più oltre, che la popolazione abbia cercato rifugio e maggior difesa nel vicino borgo di Merino. Merinum o Marinum è topos tipicamente latino. In forma aggettivata esso sottende un Oppidum (villaggio) cui riferirsi e vuoi significare "villaggio posto in prossimità del lido del mare".
È molto improbabile che i suoi abitanti fossero i Merinates ex Gargano di Plinio. In verità la quasi totalità delle copie più antiche dell'opera pliniana (Naturalis Historia) riporta Metinates o Matinates, ovvero gli abitanti del "Territorio Matino". Inoltre i risultati degli scavi effettuati a Merino, con poco metodo e scarso costrutto, inducono a credere che la sua nascita sia avvenuta qualche secolo dopo Plinio, agli albori del Cristianesimo legalizzato.
In mancanza di meglio, ci sia consentito ricostruirne la storia con l'aiuto della fantasia. Il villaggio potrebbe essere stato fondato dal grosso degli abitanti di Uria, sprofondata all'incirca nel III d.C. nell'allora Golfo di Varano. In fondo Uria e Merino dal punto di vista geofisico si assomigliano: entrambi i villaggi erano situati sull'immediato lido del mare e addossati a zona paludosa. Per di più le due città sono state accomunate dallo stesso tragico destino: essere sommerse dalle acque.
Merino nel III - IV secolo s'accresce degli abitanti di"Vieste", il cui porto viene abbandonato perché soggetto alle continue vessazioni di naviglio ostile in transito. Essa offre maggior protezione, essendo situata in zona defilata sulle rotte adriatiche e con alle spalle la Foresta Umbra, dove cercare riparo nell'estremo pericolo. Inoltre il villaggio dispone all'intorno di terre fertili e ricche di selvaggina, nonchè di acque molto pescose che assicurano un abbondante nutrimento. La vita sul posto diviene molto difficile nel IX sec. per le continue e mirate incursioni saracene, talchè la popolazione inizia a rifluire nel sito di Vieste, nel frattempo (VII - VIII secolo) fortificato dai Longobardi. Probabilmente non più tardi del X secolo Merino è abbandonata del tutto, a seguito dello sprofondamento dell' abitato nelle acque alluvionali dell' adiacente Torrente Macchia.
Di qui l'indissolubile legame affettivo Vieste-Merino, il cui vicendevole soccorso d'altri tempi permane impresso nell'inconscio collettivo di noi Viestani. Un vincolo consacrato dal comune ex - vescovado creato intorno al Mille dall' Amministrazione Bizantina, e alimentato da pie leggende sul rinvenimento - nelle acque (o sul lido) della città sepolta - della veneratissima immagine della nostra Patrona, Santa Maria, la quale ogni anno il 9 maggio ab immemorabili è portata a braccia da Vieste a Merino per un tragitto complessivo di 14 chilometri, con fede commossa e vivissima partecipazione di tutto il popolo viestano (Marco Della Malva, La città e la Madonna di Merino, ed. tipo Tecnostampa, Foggia 1970).

2. Nel Basso Medioevo nasce Peschici (medv. Pesclize) come Vicus Slavus < serbo-croato pesak sabbia e lice fronte, quindi luogo sabbioso, fronte di banchi di sabbia. Gli altri centri della costa, tutti di origine medievale, verranno indagati nella prossima edizione.

3. La nostra ricerca etimologica sulla toponomastica muove in totale indipendenza dalla storia, la quale, interrogata solo a posteriori, talvolta ci ha alimentato dubbi preesistenti, più spesso ha confortato i nostri risultati.

4. Che tale strato risalga a quest'epoca è provato dalle tendenze dialetto poste in risalto nella fonetica. Inoltre tracce illiriche sono presenti nelle trascrizioni messapiche rinvenute sul "Carmine" (cfr. Michele Petrone, op. cit.). Tuttavia l'impronta dialettale definitiva appare provenire, più che da antefatti lontani, da vicende medievali con sovrapposizioni sulla struttura dialettale di elementi d'importazione irpino-molisana.

5. Da sud a nord della costa: Siponto, Matinum-Apeneste (Mattinata), Portus Agasus (Vieste), Portus Garnae (all'imbocco dell'allora Golfo Varano) e Uria (poco interna allo stesso golfo, da cui si scorgevano le Isole Diomedèe, le Tremiti).
Vengono inoltre nominati due popoli: i Metinates o Matìnates ex Gargano (con nucleo urbano su monte Saraceno sopra Mattinata) e gli Irini (con nucleo urbano nella nominata Uria) .
A partire dai primi secoli della nostra era, vuoi per cause geodinamiche (bradisismi, terremoti, insabbiamenti, ecc.), vuoi per ragioni socio-politiche si ha una completa riallocazione dei centri abitati. Scompaiono via via:
- Uria i cui abitanti si disperdono nella costa centro-settentrionale del Gargano fondando, fra gli altri, forse anche il nucleo urbano più consistente in Merinum o Marinum ( successivamente assorbita da Vieste);
- Matinum-Apeneste, che si urbanizza in Monte Sant' Angelo e moltissimo tempo dopo anche in Mattinata;
- Siponto, inglobata verso la fine del XIII secolo in Manfredonia.
Portus Garnae s'insabbia e non è più annotato nelle carte nautiche medioevali.

6. Si conoscono circa trecento vocaboli longobardi, di cui un centinaio di nomi propri personali e locali sparsi nella lingua e nei . dialetti italiani (cfr. Piergiuseppe Scardigli, Manuale dì filologia germanica, Sansoni Editore, 1992).
GARGANO
La radice grgr o gr o grn, d'origine illirica, è quella che più si adatta al contenuto semantico dello Sperone d'Italia. Tale radice appare ragionevolmente la risultante della parola ripetuta slava gora (gora gora) monte, montagna. Ovvero gornja gora complesso montuoso silvano di livello superiore o ancora gorenja gora complesso montuoso silvano in fiamme, ardente (per i frequenti incendi a cui i boschi del Gargano erano soggetti sin dall' antichità, soprattutto d ' estate).
Una derivazione d'origine ebraica, "Kharkhar" zona vulcanica, appare poco o affatto convincente, come bene ha evidenziato don Salvatore Prencipe nella sua Storia di Mattinata".
Ma diciamo di più. Etimologicamente garg è anche voce onomatopeica imitativa del suono rauco che viene emesso nella gola, quando ci si sforza di liberarla dalla eccessiva salivazione. Tale radice risulta presente nelle lingue indoeuropee meridionali (greco e latino) con significati che danno l'idea di:
a) gola (per analogia canale, condotto, inghiottitoio, gravina).
b) gorgoglio, gorgoglìo (ad imitazione del suono confuso emesso nella gola).
c) vortice (ad imitazione immaginifica della manovra posta in atto nel cavo della bocca per raccogliere la massa di saliva da espellere).
d) nucleo filamentoso, polipo, testa della Medusa (ad imitazione immaginifica della saliva espulsa e spiaccicata al suolo).
e) torrente, acqua schiumosa (ad imitazione immaginifica della saliva che scorre).
Tali significati sono rimasti tutti nelle lingue neolatine in quei vocaboli che contengono la radice grg, grgr, grgrn. Il Gargano contiene in sé sublimata una mirabile sintesi di tutti questi significati.
E ciò ben fu compreso fin dall' antichità dal navigante greco che vi giungeva dal mare, o vi navigava intorno per i sessantacinque chilometri di coste piene di anfratti e di insenature e si avventurava ad esplorarne le sue immense foreste in lungo e in largo, risalendo per monti, vallate incassate e canaloni.
Sappiamo da Orazio: Garganum mugire putes nemus aut mare tuscum tu pensi che muggisca il bosco Gargano o il mare Tirreno (epistole II, l, 202) e ancora aut Aquilonibus querqueta Gargani laborant né i querceti del Gargano resistono a fatica ai venti impetuosi di tramontana. Il poeta descrive il Gargano come una fitta selva sopraelevata, tormentata da venti tempestosi che soffiano urlanti e furibondi, attraverso i suoi folti alberi, sulle creste dei monti e lungo i canaloni vallivi da o verso il mare, sul quale si accumulano (aggiungiamo noi) onde schiumose e paurose e si formano gorghi che ben reggono il paragone con il mare in tempesta del Tirreno.
Il colono greco (e poi romano) dovette apprendere con meraviglia dagli indigeni illirici che il territorio era da essi nomato con radice grgr o grgrn ed adottarono volentieri il toponimo che ben sintetizzava, nella loro immaginazione, quanto loro ultimi avevano colto del luogo.

1. È improprio voler conferire al Gargano un' etimologia greca, basandola su nomi di popoli (i Gargari) o di città (Gargaro in Misia e/o Frigia) dell'antica Grecia. È dimostrabile infatti che tali toponimi greci sono di origine preellenica e più precisamente illirici. Gli Illiri, per quanto qui ci riguarda, erano popoli della Bassa Danubiana, da dove si infiltrarono in tempi preistorici in Grecia, nei Balcani ed Epiro (l'odierna Albania). Essi erano per i Greci popoli barbari, quindi non di lingua greca, e si accontentavano di abitare le zone più inospitali, prevalentemente montagnose. Tracce molto profonde delle loro parlate si rinvengono nelle lingue balcaniche (serbo-croato-sloveno) e soprattutto nella lingua albanese. Quest'ultima lingua è considerata per la sua peculiarità la più diretta erede delle parlate illiriche.
Ciò premesso, che Gargano è di origine preellenica (illirica) può essere provato dal fatto che:
a) la radice gr o grn, oltre che nello slavo balcanico, sussiste oggi pure nell'albanese (Gjere catena montuosa, montagna rocciosa e gur pietra) con analogo significato. Inoltre nell'albanese meridionale è presente la rotazione intervocalica r > n, per cui Gargaro > Gargano;
b) Nei Balcani di villaggi montagnosi di nome Gargaro ve ne sono diversi. Uno si trova in Slovenia a pochi chilometri da Gorizia. Sono villaggi rigorosamente slavi, il cui topos è slavo. È impensabile una loro fondazione greca od un imprestito linguistico dal greco.
c) la stessa radice illirica kr- è presente nel toponimo greco Kerkira _ Corcira - Corfù (kerkira = pietrosa).

2. S. Prencipe, Storia di Mattinata, Marigliano, 1967.

 

Dialetti garganici: dizionario etimologico di voci proprie del dialetto viestano di Marco Della Malva e dei fratelli Franco e Vincenzo Lopriore
(Ed. Libreria Gogliardica Trieste)

 

 

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Pubblicato in Cultura

Le camminate per il parco si sono concluse domenica 2 aprile sulle sponde delle lagune del Gargano. Erano sei gli appuntamenti tematici organizzati nei vari contesti territoriali del Gargano al fine di conoscere meglio il Parco e per discutere di criticità e strategie di sviluppo. “Spesso conosciamo poco il nostro patrimonio e con queste camminate – organizzate grazie alla disponibilità a titolo gratuito di diverse guide e amanti del nostro territorio - abbiamo avuto la possibilità di lavorare sul campo per condividere idee di tutela e sviluppo e toccare con mano le criticità oltre a percepire la potenzialità di tante zone fino ad ora trascurate dalla programmazione degli enti”, affermano gli organizzatori Domenico Ottaviano, Felice Piemontese e Domenico Sergio Antonacci, promotori del Comitato del Manifesto per il Buon Governo del Parco Nazionale del Gargano. Dalla Foresta Umbra alle lagune del Gargano, passando per l'ambiente costiero, valli e boschi, spostando l'attenzione dai centri storici fino al delicato equilibrio della fauna che frequenta gli ambienti più remoti del promontorio, le camminate sono state molto partecipate con circa 200
iscritti da tutta la provincia e un picco di provenienza da Foggia (30%) e - dato molto interessante -, di età media di 33 anni, segno che c'è un forte interesse da parte dei giovani a conoscere il proprio territorio ma mancano del tutto azioni di coinvolgimento. Fondamentale l’apporto dato fin da subito all’iniziativa dalle guide Pietro Caforio che ci ha portati a discutere del rischio idrogeologico, Matteo Falcone che ha permesso ai partecipanti conoscere l’incredibile biodiversità della foresta Umbra, Ventura Talamo che ha sensibilizzato sui fragili equilibri naturali e su come le azioni antropiche potrebbero conciliarsi con essi, e infine Michela Mastrorocco che si è affiancata ad
Antonella Biscotti per portare all’attenzione la tematica dei centri storici e del loro recupero. Domenico Ottaviano e Domenico Sergio Antonacci hanno invece guidato i camminatori per il Gargano tra la costa dei trabucchi e le lagune, un patrimonio collettivo da mettere in rete, rendere
fruibile e motore di sviluppo economico. L’iniziativa Camminate per il Parco è figlia della presentazione del manifesto per il Buon Governo del Parco Nazionale tenutasi a Vico del Gargano il 28 gennaio scorso, durante la quale Domenico Ottaviano, Felice Piemontese e Domenico Antonacci hanno fatto un bilancio delle attività dell’ente Parco a guida Stefano Pecorella bocciando di fatto la sua gestione, ritenuta inefficace e non corrispondente ai bisogni della comunità. All’incontro del 28 è seguito quello con i sindaci del 5 marzo, dove il comitato ha chiesto ai sindaci di fare uno scatto di reni per perseguire un’azione di rinnovamento della governance. Nel frattempo il comitato aveva raggiunto quota 700 firme al Manifesto e aggregato al team altri giovani garganici tra i quali Antonella Biscotti. “La prossima tappa a cui stiamo già lavorando - specifica Antonacci - è la stesura un documento più corposo che indichi al futuro Presidente quanto emerso dalle camminate, fornendo all’Ente stesso, nella fase delle osservazioni da inviare per il Piano del Parco, idee e proposte progettuali in modo da attuare una governance davvero condivisa con la comunità che il parco lo vive ogni giorno”. Chiunque lo voglia può contribuire a questo documento – precisa Ottaviano. Abbiamo creato l’indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e invitiamo tutti i portatori di interesse ad avanzare le proprie idee e proposte per dare vita ad un’unica azione più incisiva.

Per il comitato promotore

Felice Piemontese
Domenico Ottaviano
Domenico Sergio Antonacci

 

 

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Pubblicato in Ambiente

«Secondo le proiezioni demografiche, nel 2031 in Puglia il numero di minori si ridurrà di 1l6mila unità (-16,8%) mentre gli anziani saranno 241mila in più (+28,3%): la Puglia continuerà a perdere giovani in misura maggiore rispetto al resto del Paese». È quanto emerge da una ricerca del Censis presentata a Bari. Sulla base dei dati lo studio si interroga su chi pagherà il welfare pugliese del domani. E ai cronisti che hanno chiesto se occorrerà fare ricorso a forme di assistenza privata, il responsabile area politiche sociali del Censi, Francesco Maietta, ha risposto che «non potremo avere più un welfare solo pubblico perché le risorse pubbliche non basteranno: già oggi - ha aggiunto - i cittadini spendono 36 miliardi in Italia, e una cifra alta anche in Puglia, per la sa­nità; e spendono mol­ti soldi per l'assisten­za alle persone non autosufficienti». Secondo lo studio in Puglia «nel 1951 i minori rappresentavano il 36,4% della popolazione e si sono ridotti al 17% nel 2016: i giovani (18-34 anni) sono passati nello stesso periodo dal 27 ,4 % al 19,8 %, mentre gli anziani (over 65) sono aumentati dal 7,7% al 20,9%. Solo nel periodo 2001-2016- prosegue l'indagine - i minori sono diminuiti di quasi 131mi­la unità, i giovani di oltre 224mila, mentre gli anziani aumentavano di 213mila persone». Lo studio evidenzia inoltre che «le persone che vivono sole in Puglia sono il 25,9% del totale delle famiglie, con un boom del +71,8% dal 2001». Mentre i «single (le persone sole non vedove) sono 218.000». Con una «disoccupazione al 19,4% nel 2016 in Puglia (+7,7% rispetto alla media italiana) e il 47,1 % delle famiglie con gravi difficoltà ad arrivare a fine mese (+9,9% rispetto alla media nazionale), il welfare e le reti sociali sono decisive per la tenuta delle comunità». Rispetto alla fase pre-crisi, sottolinea ancora l'indagine, «la spesa sanitaria pubblica in Puglia è rimasta stabile: quella privata delle famiglie è crollata e il totale della spesa per la salute pubblica e privata è diminuito dell’1,5%”.

 

 

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Pubblicato in Società

Il Comitato per il Punto di Primo Intervento di Vieste chiede formalmente un incontro a Vieste con l'attuale responsabile della sanità regionale, il dott. Ruscitti, in occasione dell'appuntamento con i sindaci garganici previsto per l'11 aprile.

Tale incontro rappresenterebbe l'opportunità per evidenziare e valutare le problematiche sanitarie ed assistenziali presenti sul territorio garganico e l'ulteriore penalizzazione che deriverebbe dal piano di riordino sanitario regionale così come approvato e confermato anche dal BURP del 14 marzo scorso.

Tale piano di riordino porterebbe l'assistenza sanitaria garganica ampiamente al di sotto degli standard dei nuovi LEA (livelli essenziali di assistenza) come peraltro già evidenziato dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

Il Comune di Vieste presenta un particolare disagio per quanto riguarda la sua posizione geografica, la distanza e la difficoltà per raggiungere l'ospedale più vicino, tanto che è stato classificato come area interna svantaggiata e per questo gli compete per legge un ospedale (in analogia a quanto è successo al Comune di Lucera) con un P.P.I., 20 posti di degenza e la previsione di importanti innovazioni organizzative quali la chirurgia di un giorno e i ricoveri non superiori a cinque giorni, con la possibilità di eseguire anche indagini radiologiche h/24 da trasmettere agli ospedali di primo o secondo livello di riferimento.

Tra l'altro gli oltre quattordicimila accessi al Pronto Soccorso di Vieste e Vico del Gargano confermano la necessità del rispetto dei principi identificati nel D.M. 70/2015 e le relative deroghe garantite per il territorio garganico.

La postazione di 118 medicalizzata, a differenza dell'attuale P.P.I., non garantirebbe l'assistenza continuativa sul territorio nell'arco delle ventiquattro ore in quanto, in caso di trasporto in ospedale il tempo necessario per effettuare appieno il proprio servizio e tornare a Vieste, l'ambulanza e l'equipe medica al seguito restano fuori dal nostro territorio comunale per non meno di tre/quattro ore lasciando scoperto in tale periodo l'emergenza-urgenza.

Il comitato chiede pertanto, anche in virtù del notevole incremento della popolazione durante il periodo estivo, la permanenza del P.P.I. e il suo potenziamento con servizio di radiologia, laboratorio analisi, telemedicina e seconda ambulanza medicalizzata senza la quale, pur avendo un secondo elisoccorso, si potrebbe avere il paradosso di non poter utilizzare quest'ultimo qualora l'unica ambulanza oggi in possesso fosse già impegnata in altra situazione.

Il Presidente del Comitato
Avv. Vincenzo Disanti

 

 

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Pubblicato in Sanità

«Perché a Manfredo­nia il prezzo del gasolio per natanti è di 0,506 a litro, mentre, per esempio, a Termoli è di 0,453 e a Vieste di 0,475 ?). La domanda al­quanto stizzita e preoccupata, la pongono i pescatori di Manfredonia costretti a pagare di più il carburante per i motori delle rispettive motopesca. «La spesa del gasolio ­evidenziano - è tra i costi più rilevanti che incidono sull'economia di un peschereccio. Non a caso il gasolio per natanti da pesca è a regime agevolato, ma un piccolo sovrap­prezzo ci penalizza fortemente. Sono all'incirca 5-600 euro in più al mese rispetto alle barche che si riforniscono in altri porti. Sul porto storico ove è ormeggiata la flottiglia- peschereccia di Manfredonia ormai ridottasi a circa 180 pescherecci di cui un centinaio di grandi dimensioni, vi sono cin­que impianti di carburante distribuiti tra i moli di Levante, Ponente e Tramontana. Fra di loro c'è una rispettosa convivenza commerciale. E' giocoforza che il prezzo viene fissato concordemente. Ma se va bene per loro, va male per i pescatori costretti a rifornirsi a quelle condizioni. Quello del caro carburanti è storia vecchia, molto contrastata e sfociata spesso in aperto conflitto. Ci sono stati dei momenti in cui i pescatori hanno provveduto direttamente a far arrivare sui moli un’autocisterna previo cautelativo accordo con la compagnia specifica. Un espediente che però non è durato a lungo. E per ragioni di vario ordine. L’approvigionamento del carburante è rientrato nell'ordinaria metodologia di vendita. Che sta stretta all'utenza obtorto collo costretta a rifornirsi alle pom­pe portuali. I pescatori non ci stanno e mi­nacciano di ricorrere a misure alternative, di provvedere direttamente al bunkeraggio delle proprie barche, o addirittura a pen­sare di realizzare propri depositi di carburante. Una vecchia idea mai affrontata seriamente. «Dobbiamo cercare - rilevano gli armatori - di ridurre i costi sempre più pesanti a fronte di pescate sem­pre meno remunerative». Il settore pesca da sempre cardine portante dell'economia locale, è rimasto in­dietro, nella sua variegata filiera or­ganizzativa, rispetto alle tecnologie moderne. Sottovalutato se non dimenticato dai preposti civici amministratori limitatisi ad affidare la gestione del mercato ittico all'Ase, una azienda impreparata quanto meno su quel fronte, che ha avuto come conseguenza la fuga dei pe­scatori dal mercato generale per affidarsi ai vari grossisti nel frattempo opportunamen­te attrezzatisi. Il mercato ittico che avrebbe dovuto costituire il fulcro di un sistema di valorizzazione dei prodotti ittici con l'in­troduzione di metodiche avanzate di lavo­razione e di commercializzazione a bene­ficio dell'occupazione, ha fallito completa­mente. Si è andato consolidando il secolare rapporto pescatore-grossista-commercian­te con tutte le precarietà che tale connes­sione comporta.

Michele Apollonio

 

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Pubblicato in Economia

A breve l'arrivo dell'estate, e con essa il Lido Cristalda si prepara all'organizzazione di numerosi eventi, che richiameranno all'attenzione numerosi giovani, viestani e non. Intanto pronto un weekend da urlo.

Si parte con l'evento del "Beach Party", che dopo i numerosi successi ottenuti sulle spiagge del Salento, si prepara ad approdare anche sul Gargano. Teatro di scena dell'evento, come detto, sarà il Lido Cristalda. Il grande evento organizzato dal Fenksmovement si svolgerà venerdì 14 aprile alle ore 16:00. Ospite: DJ Alex Aguiari, per un pomeriggio all'insegna della buona musica, appassionatamente e serenamente a due passi dal nostro meraviglioso mare. Ma il lungo venerdì che attenderà i numerosi giovani non è certo finito! Il tempo di una doccia rinfrescate e poi di nuovo tutti al Lido Cristalda, per il "Silent Fluo Party".
Ospiti: DJ Spago, DJ Gabriel, e il DJ Alex Aguiari, che faranno ballare rispettivamente a ritmo di Reggae, House e Tecno.

A conclusione del week-end che anticipa la Santa Pasqua, l'ultimo evento in programma è "Mondo Marcio": rapper e produttore discografico italiano, divenuto noto per aver vinto il Tecniche Perfette all'età di soli 16 anni, battendosi contro Ensi. 7 album pubblicati, disco d'oro e disco platino con "Solo un Uomo". Proprietario del Mondo Records.

Il "Beach Party", il "Silent Fluo Party" e "Mondo Marcio" rappresentano solo l'antipasto di quella che sarà la stagione estiva del Lido Cristalda. Lido Cristalda che nel corso della stagione estiva ospiterà numerosi eventi, fra cui il mondiale a 4 di Beach Soccer, in programma il 3 ed il 4 agosto.

Ignazio Silvestri

 

 

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Pubblicato in Società

Il Procuratore del regio patrimonio nell'erario sopradetto comparì ,cercando ogni causa predetta odierna nella regia camera con interessi infrascritti del regio fisco,perchè sia trasmesso e stia e ad altri e eredi e non si debba credere di udire dal Signore del patrono fisco ed altri. Hodierna procuratore dell'Università d'ischitella e della predetta causa con il signor Barone nel trattare il territorio e le paludi che sono in territori feudali o burgensatici ,come n'è per prima l'Università e lo stessa Ill.ma Marchesa di Vico non devono udire corsi ed espedite cause e di questo possa impedire la vertenza anche di sì detta Marchesa n'è essa nullità di dire di nullità per porre e promettere il fatto prima del deposito e non a latere e così dice. Il 24 Marzo 1594. Napoli,Io Marcantonio Stivano regio portolano ho notificato la presente al magnifico Fabrizio Hodierna personalmente.Comm Ill Vs Signor Nicolaus Antonius Guzzarelus Regio Consiliario.

Giuseppe Laganella

 

 

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Pubblicato in Cultura

La mostra di Pino Procopio per festeggiare i 20 anni della “Contemporanea Galleria d’Arte”: l’inaugurazione della personale si terrà sabato 8 aprile alle ore 18 in viale Michelangelo n.65, a Foggia

Venti quadri di Pino Procopio per festeggiare i 20 anni di attività della “Contemporanea Galleria d’Arte” di Giuseppe Benvenuto. La personale del pittore, scultore e illustratore italiano sarà inaugurata sabato 8 aprile a Foggia, nella sede della galleria in viale Michelangelo n. 65, alle ore 18.00.
Interverranno, oltre all’artista e a Benvenuto, il presidente del Consiglio comunale, Luigi Miranda, l’assessore all’Urbanistica, Istruzione, Commercio del Comune di Sannicandro in Bari, Gianfranco Terzo e il presidente nazionale Aiga, Michele Vaira.

La mostra, patrocinata dal Comune di Foggia, sarà aperta (dalle 10.00-13.00 e dalle 17.00-20,30) fino al 30 aprile 2017. L’ingresso è gratuito.
Procopio, esponente del figurativismo, nasce a Guardavalle (CZ) il 16 Giugno del 1954. Nel 1980, il centro d'arte “La Bitta” espone la sua prima personale. Dopo due anni trascorsi a Verona, nel 1985 si stabilisce a Giulianova, in Abruzzo. Nel 2001, la “Fondazione Italiana Stauròs Onlus” lo invita ad esporre nel Museo Staurós di arte sacra contemporanea a San Gabriele. L'opera “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” è oggi pezzo permanente della collezione del museo. L'anno successivo, nel 2002, realizza il dipinto per il manifesto della “Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d' Autore”, patrocinata dall'Unesco. I Monopoli di Stato gli commissionano, nel 2003, la realizzazione del dipinto da apporre sul biglietto della Lotteria Europea e nel 2004 gli viene commissionato di realizzare il dipinto che verrà apposto sul biglietto della Lotteria Italia. Nel 2005 il Ministero delle Comunicazioni promuove a Roma una sua mostra che racconta l'evoluzione del servizio postale italiano in 100 anni di storia. Nel 2007 il Comitato di Pescara della “Società Dante Alighieri” gli conferisce il premio “Dante Alighieri 2007” nella sezione Arte. L'anno dopo, nel 2008, a Roma, il Museo Boncompagni-Ludovisi della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea allestisce “Ulisse, scene di un viaggio”, una mostra a lui dedicata.
“Sono particolarmente felice di portare le mie opere per la prima volta a Foggia- sottolinea il maestro Procopio -, proprio in occasione del ventesimo anniversario della “Contemporanea Galleria d’arte” di Giuseppe Benvenuto. All’interno di questa personale, ci sono per lo più delle opere realizzate con colori acrilici su carta, applicata, a sua volta, su tavola. La maggior parte delle opere sono state realizzate su un fondo a fumetti. Le tematiche della collettiva sono sostanzialmente tre: alcune opere sono ispirate alla mitologia greca, alcune a “Le Città invisibili” di Italo Calvino, altre alle favole di Esopo e di Gianni Rodari. Altre ancora sono scaturite da varie sensazioni che la vita offre a tutti noi. Questa installazione fa parte di un nuovo ciclo di quadri, dove il colore predomina come sempre, ma, al contempo, domina il disegno in sé, come sintesi del tratto”.

“È un onore per me ospitare la mostra del maestro Pino Procopio – afferma Benvenuto - proprio nell’anniversario della mia attività. Tra i quadri esposti che prediligo c’è senz’altro “Il giudizio di Paride”, ad esempio, dove viene descritto l’inno alla bellezza e all’amore, attraverso la scelta di Paride che cade su Afrodite, preferita alle altre due dee che rappresentano la Saggezza e la Forza. Ma c’è anche anche “Zobeide”, un dipinto tratto da “Le città invisibili” di Italo Calvino, che pare rappresentare la città disegnata secondo i desideri di ogni visitatore, oppure il “Giocatore di biliardo”, dove l’autore, illustra una delle favole tronche di Calvino, senza un lieto o tragico finale. Queste opere le trovo straordinariamente belle perché i tre temi che il maestro Procopio descrive nelle sue opere, hanno un unico filo conduttore: l’invisibile. Ogni opera, infatti, descrive ciò che nella realtà non esiste, ma viene immaginato. Anche l’utilizzo del fondo del fumetto, nelle sue opere, si intravede ma in realtà non è evidente. Il fumetto può essere immaginato per intero solo da chi guarda. Cosi il mito, il sogno, l’invisibilità possono essere la chiave di lettura di tutta la mostra. E l’invisibilità visibile è solo l’immaginazione”.

 

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Pubblicato in Cultura
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